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Rinascita pag. 20 1 5 giugno 1963

Documenti

la

Pacem in Terris

non lascia dubbi sul fatto che il

Papaha alla mente il dialogo fra cristianesimo e co-

munismo, pur rendendosi ben conto di tutte le diffi-

coltà di questo dialogo. Anche qui tuttavia vince il

principio realistico per cui l'unica soluzione dei

problemi controversi è il negoziato. Dunque abbia-

moda realizzare, da parte della Chiesa, una specie

di « apertura a sinistra » ( 1 ) .

«Dicono chesonoandato troppo a sinistra — ha

dichiarato Giovanni XX I I I due settimane prima

di Pasqua, visitando la parrocchia di San Basilio a

Roma—ma io sono il padre di tutti gli uomini »...

E' necessario sottolineare che l'appello di Giovanni

XXIII a tutti gli uomini di buona volontà riguarda

prima di tutto i cattolici? Ciascun cattolico?

(1) I n italiano nel testo.

Witold Jankowski

La nostra patria popolare

Quello che segue é i l testo dell'intervento

svolto da Wi t o l d Jankowski a l Convegno s u

« I compiti delta sinistra cattolica ne l l a Po -

lonia popolare > svoltosi a Varsavia i l

24

apri-

le seorso, ne l l a sede dell'Associazione Pa s .

L'intervento è stato pubblicato i l 25 aprile '63

dal quotidiano cattolico Slovo Powszechne d i

cut Witold Jankowski è direttore.

powszechne

La soluzione del problema dei rapporti fra lo

Stato e la Chiesa appartiene alla competenzaprecisa

dei due poteri ma non pub rimanere al di fuori del

nostro interessamento. Da diciotto anni, vale a dire

dagli inizi stessi della sua attività, i l Movimento

socialeprogressista dei cattolici polacchi ha lavorato

alla soluzione di questo problema, assicurando, da

una parte, una condizione precisa per la missione

storica della Chiesa, contribuendo, dall'altra, alla

edificazione del paese in collaborazione con tutta la

società, per la moltiplicazione del bene comune.

Conprofonda soddisfazione possiamo affermare

che i nostri sforzi e le nostre sollecitudini hanno

trovato più di un incoraggiamento nella tendenza di

«adattamento rinnovato » delineatasi cosi ferma-

mentedurante la prima fase dei lavori del Concilio

esoprattutto nelle numerose dichiarazioni del Santo

padreGiovanni XXIII.

L'ultima enciclica

Pacem in Terris

contiene un

pensiero che dovrebbe mostrarsi particolarmente

fertile per la ricerca di una piattaforma di intesa e

per la creazione di nuovi rapporti fra la Chiesa e lo

Stato nella nostra patria popolare.

Vorrei a questo punto fare una digressione —

quantunque il problemaesigauna trattazione ben più

approfondita — e dichiarare che alla comunità cat-

tolicapolacca non è giunta sino ad ora nella sua inte-

rezzal'essenza dei lavori del Concilio, il merito di

quella tendenza di « adattamento rinnovato » che in

tutto il mondo, e non solo in quello cattolico, è fonte

di fermento creativo.

La nostra stampa informa su questi problemi

nella misura delle sue possibilità. Ma nelle dichia-

razioni dei padri conciliad polacchi hanno più posto

le descrizioni delle loro impressioni e dei loro sen-

timenti personali chenonuna profonda analisi eduna

informazione di tutto ciò che « di nuovo » viene

attualmente fatto nella Chiesa. Per la società cattoli-

capolacca, e particolarmente per quegli ambienti

che vivono ancora entro schemi di pensiero conser-

vatori, quest'opera di informazione e di analisi rap-

presenterebbe una necessaria apertura di porte e lo

incitamento alla cooperazione con le correnti rinno-

vatrici del cattolicesimo. Ciò non potrebbe rimanere,

nelle sueconseguenze sociali e politiche, senza una

utile eco.

Non sembra del resto che l'obbligo del segreto

conciliare possa costituire una difficoltà di fronte

alla generale aspettativa, mentre la mancanza di

informazioni e di analisi finirebbe col divenire un

freno e isolerebbe la società cattolica polacca dalla

azione di trasformazione e di riforme intrapresa da

Giovanni XXIII.

Ma torniamo ai rapporti fra lo Stato e la Chiesa.

Ognuno di noi si rende perfettamente conto cheessi

sono importanti e che vi sono da risolvere in questo

campo problemi numerosi, difficili ed anche artifi-

cialmente gonfiati.

Io non sono convinto che una soluzione parziale

eprovvisoria di tali problemi possa dare gli effetti

duraturi tanto attesi da tutti.

L'attesa normalizzazione dei rapporti fra la Chie-

sae lo Stato pubessere fondamentalmente soddisfat-

ta soltanto se l'Episcopato riconosce il carattere per-

manentee irreversibile del regime socialista in Polo-

nia e fa derivare da questo riconoscimento delle

conseguenze costruttive.

Dobbiamo dirlo francamente: l'assenza di questo

chiaro riconoscimento provoca obiettivamente —

soprattutto nell'attuale fase d i difficoltà nei rap-

porti fra la Chiesa e lo Stato — il raggruppamento

attorno all'Episcopato di tutti gli elementi social-

menteconservatori, credenti e no, e sposta sul terre-

no politico tutte le difficoltà esistenti. Purtroppo

non si pub non rilevare che più d i una volta

numerosedichiarazioni di rappresentanti delta Chie-

sahanno rivelato l'aspirazioneasconfinaresul terreno

politico statale, fornendo materia per giudizi molto

critici. I l danno che deriva da ciò non ha bisogno

di più vasti commenti.

A mio giudizio — e ricordo qui delle cose già

dette in Parlamento dal nostro deputato Knapik —

nè l'Episcopato deveessere un organo di rappresen-

tanza politica dei cattolici polacchi ne i cattolici

debbono poterlo considerare tale. L'Episcopato e

chiamato a curare i l compimento della missione

apostolica della Chiesa, lasciando a i cattolici d i

scegliere le loro attitudini e attività politiche, nel

quadro dell'ortodossia cattolica e del rispetto e della

sottomissione dovuti alla giurisdizione episcopate in

materia di fede e di morale.

In Polonia la grandemaggioranza dei cattolici

impegnata a costruire i l socialismo insieme ai

marxisti, sulla base di principi ed aspirazioni sociali

epolitiche che sono comuni anche se diversamente

L'arcivescovo di Vienna. Franz Koenig

motivad. La grande maggioranza dei cattolici non

vive in silenzio nè sta aspettando il socialismo ma,

al contrario, costruisce i l socialismo con senso di

responsabilità, i n collaborazione con i comunisti,

sullabase delle prospettive che le sono aperte dalla

suaconcezione del mondo. Il rappresentante politico

di questi cattolici pub essere unicamente la sinistra

cattolica di cui parliamo e, concretamente, il Movi-

mento sociale progressista dei cattolici polacchi.

Dal punto di vista degli interessi nazionali sa-

rebbe cosa molto apprezzabile se l'Episcopato ac-

compagnassecon la sua voce pastorale i milioni di

polacchi che partecipano all'opera di progresso eco-

nomico e sociale, opera che nelle sue linee fonda-

mentali è oggi armonicamenteaccettata dalle correnti

di avanguardia del movimento cattolico.

Vi sono infine alcune questioni particolari che

nonpossonoesseredimenticate quando si esaminano

i rapporti fra lo Stato e la Chiesa. Una di queste

quella dell'amministrazione della Chiesa nelle

nostre terre occidentali.

Dal punto d i vista del diritto canonico tale

problema continua a rimanere in uno stato di prov-

visorietä. Si afferma da parte della Gerarchia eccle-

siastica che la questione dei confini è di natura poli-

tica e pertanto sottratta alla competenza dei vescovi.

La questione dei nostri confini statali occidentali

esenza dubbio politica e come tale e stata definiti-

vamente risolta con l'accordo di confine fra la Polo-

nia e la Repubblica democratica tedesca.

Rimane ancora la questione dell'organizzazione

delle diocesi e della nomina di Ordinari con pieni

diritti entro i confini dell'attuale Stato polacco,

questione che appartiene alla competenza della

Chiesa.Anche tale questione ha un aspetto politico,

dato che l'attuale situazione autorizza i revanscisti

tedesco-occidentali a sferrare attacchi politici contro

la Polonia; attacchi che si sono estesi negli ultimi

tempi in occasione dei discorsi pronunciati alla radio

vaticana dall'arcivescovo Kominek sul tema delle no-

stre terre occidentali.

Ebbene: l a società polacca, così giustamente

sensibile a tutto ciò che riguarda le nostre terre

occidentali ha il diritto di attendersi una iniziativa

dell'Episcopato su una questione tanto importante

per gli interessi nazionali.

Un ultimo problema emerge infine nel quadro

del generale allargamento della nostra democrazia

socialista: quello di trasferire una parte del potere

allabasedella società, al livello dei distretti. Sarebbe

unacosa utile per le due parti se questo processo

inglobasse, in un modo o nell'altro, anche il settore

dei rapporti fra lo Stato e la Chiesache sono rimasti

sino ad oggi riservati al vertice del potere centrale

edell'Episcopato. Evidentemente le questioni fonda-

mentali debbonoessere affrontate e risolte al massi-

mo livelloma per le questioni particolari dei cittadini

possonodimostrarsi utili gli incontri del clero con

le autorità al livello locale.

Incontri al livello locale si sono già avuti in al-

cuni centri. Per il clero ciò rappresenta la possibilità

di conosceremeglio e più concretamente i bisogni e

i problemi di una data popolazione e, per i poteri

statali locali, la possibilità di esseremeglio informati

delle condizioni e dei bisogni delle singole parroc-

chie. Insomma questi incontri — se divenissero una

istituzione generalizzata — potrebbero dimostrarsi

unabuonabase per stabilire un principio di collabo-

razione, un mezzo per eliminate le difficoltà esistenti

e, in senso più generale, contribuire a creare una

atmosfera più favorevole per i rapporti generali fra

lo Stato e la Chiesa.

Non ho ne la possibilità ne l'ambizione di esau-

rire tutti gli aspetti dei grandi problemi che ci stanno

di fronte. Si tratta principalmente di sottolineare che

le indicazioni del Concilio e quelle del documento

di Giovanni XXI I I riguardanti il mondo moderno,

così come sono state formulate nell'ultima enciclica

Pacem in Terris,

non possono e non debbono ri-

maneresenza conseguenze anche nella stabilizza-

zione dei rapporti fra la Chiesa e lo Stato nella Po-

Ionia socialista.

Il riconoscimento del superiore principio delta

coesistenza pacifica da parte del Santo padre ed il

principio da l u i formulato della neutralità della

Chiesa, la quale non pub rimanere indifferente di

fronte ai bisogni del mondo moderno, devonoessere

tradotti in un linguaggio che serva ai bisogni del

cattolicesimo polacco.

Si tratta di una necessità urgente. L'Episcopato

pub imboccare questa strada con una dichiarazione

chepotrebbe rappresentare un punto di svolta nella

tanto attesa normalizzazione dei rapporti fra lo Stato

e la Chiesa.

Biblioteca Gino Bianco