

Vietnam. Nei colloqui Sato-Nixon della fine d i quell'anno, i l premier giap-
ponese acconsentì a tenere nella « dovuta considerazione » e ad assumere
«una posizione lungimirante » verso la richiesta americana di 150 milioni di
dollari di aiuti per Thieu-Ky, una richiesta, in altri termini, mirante a far
sottoscrivere al governo del Giappone un'operazione su vasta scala dell'in-
dustria giapponese per entrare nel Vietnam come aveva già fatto con l a
Corea e con Taiwan. Come s i ricorderà, l'impegno nel Vietnam era i l
terzo indirizzo specifico della politica giapponele quale emergeva dal comu-
nicato congiunto Sato-Nixon dell'anno precedente. Nel 1970, fecero i l giro
del Vietnam prima un gruppo di Keidanren,' e più tardi un « Gruppo di coope-
razione economica con i l Vietnam ». Sembra che i giapponesi abbiano
accolto la richiesta di Nixon: la loro attività si intensifica notevolmente. Pur
nell'assenza di precise cifre complessive, la nuova spinta giapponese è rive-
lata da un certo numero di indici: l'apertura di crediti in yen per opere infra-
strutturali, come la centrale elettrica di Saigon (4,5 milioni di dollari nel-
l'agosto del 1970), la centrale idrotermica di Gan Tho (8 milioni di dollari
nel giugno 1971), i l progetto per l'irrigazione di Phan Rang ( 9 milioni d i
dollari ancora allo studio nel giugno del 1971), e i l piano di miglioria delle
reti telefoniche e idrauliche di Saigon ( 6 milioni di dollari, anch'esso allo
studio); la nascita di imprese industriali miste, come le fabbriche di macchine
agricole Vikyno e Farmassin (quest'ultima del gruppo Mitsubishi al 49 per
cento); e l a formazione d i consorzi per l'esportazione ancora più mono-
polistici, come l a consociazione delle compagnie elettriche Sony-National-
Sanyo annunciata nel marzo 1971.
Un recente resoconto parla dell'« ottimismo » esistente nella provincia di
Binh Finh per via del progettato sviluppo delle sue notevoli risorse naturali
da parte di uomini d'affari giapponesi. « I tecnici giapponesi hanno esami-
nato la zona di An Khe nelle colline a 36 miglia a nord di Qui Nhon ». La
stessa zona sembra interessi i giapponesi anche per la sua abbondanza di
legname e di pascoli, oltre che come sede di uno stabilimento della Toyota
e d i una fabbrica tessile. L a guerra ha già prodotto una manodopera
concentrata, depressa e a buon mercato, che aggiunta alla ricchezza della
zona ne f a un progetto d i investimento molto attraente. All'incontro t r a
i ministri nippo-americani del settembre 1971, si dice che gli .USA, per bocca
di Rogers, abbiano auspicato « un aumento sostanziale, anzi spettacoloso»
dell'assistenza giapponese ufficiale ai paesi in via di sviluppo, e in partico-
lare all'Indocina.
Corea e Taiwan
L'occupazione giapponese delle isole Tiao-Yu nell'inverno 1970-1971 è
passata quasi inosservata, e scandalosamente mal riportata, sulla stampa
occidentale, che ancor oggi chiama servilmente queste isole con i l loro nome
giapponese di Senkaku. L'occupazione è strettamente collegata alla scoperta
del petrolio nella regione, ed è particolarmente preoccupante i n quanto
rappresenta i l primo aperto atto di aggressione compiuto da parte del Giap-
pone dal 1945 — per di più diretto, come c'era da aspettarsi, contro la Cina.
Per la sua collocazione geografica e le sue implicazioni strategiche, innesca
una carica di dinamite più che sufficiente a provocare in futuro un'esplo-
sione di gravi proporzioni.
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