

comune, rafforzato dall'adesione ora definitiva dell'Inghilterra, è percorso da divi-
sioni e lotte intestine, mentre si rafforza l'egemonia economica e diventa temibile
un'egemonia politica della Germania.
Nell'evoluzione della situazione nel Medio Oriente ame non riesce di vedere ele-
menti positivi per i l movimento operaio italiano ed europeo, almeno nel breve
periodo (nell'immediato, nella misura in cui esiste e può operare, neppure per il
movimento operaio dei paesi arabi per cui maggiore è il mutamento, cioè quelli dei-
l'area del Golfo). C'è stata a sinistra una valutazione positiva dell'aumento del
prezzo del petrolio come modificazione delle ragioni di scambio a svantaggio dei
paesi imperialisti. A considerazioni che sono già state fatte si può aggiungere che
nell'immediato, nell'area, risultano rafforzati governi reazionari ed espansionisti. Se
non ci saranno conflitti tra paesi arabi per stabilire nuove gerarchie, e se i conflitti
saranno mediati, come lo è stato quello tra Iran ed Irak a spese dei Curdi, a spese di
paesi e gruppi etnici deboli enon toccati dalla pioggia d'oro, il risultato sarà quello di
una salita del reddito medio (cioè dei redditi alti che diventerannò altissimi), di un
aumento della forza militare, forse dell'inizio di uno sviluppo economico autonomo,
almeno nei paesi chiave, Arabia Saudita ed Iran, forse mediatamente l'Egitto. Si
creerà cioè una fascia con molti problemi insoluti (dei quali il massimo resta la
Palestina) ma relativamente stabilizzata e, nei suoi paesi chiave, antirussa. È questo
il tono di un recente
survey
dell'«Economist», che potrebbe essere certo la proie-
zione di desideri, ma che sembra abbastanza sostenuto da dati di fatto. Certo si può
pensare che inevitabilmente lo sviluppo, qualsiasi sviluppo, farà crollare prima o poi
lemonarchie teocratiche e gli imperatori reazionari; che, se ci saranno industrie, ci
saranno operai; se ci sarà una amministrazione più complessa, ci saranno ceti medi;
seci saranno eserciti, ci saranno dei Nasser. Insomma si creerà una struttura sociale
complessa diversa da quella attuale, che non potrà esprimersi attraverso gli attuali
meccanismi politici. Ma queste cose non avvengono in un giorno, e nonmi pare pre-
vedibile che per il Mediterraneo la luce venga dall'oriente. Potrebbe essere addirit-
tura più rapido l'effetto del crearsi nel Mediterraneo orientale di un'area di più attivi
scambi.
Bendiverso è il discorso per la crisi dei fascismi. Sembra che il carro armato non
basti a governare: ci vuole almeno abbastanza politica da mantenere concordi i car-
risti e dargli una prospettiva. Non sembra facile ricondurre sotto uno stesso segno,
che non sia quello generale della crisi dell'equilibrio dell'impero americano, la
caduta dei colonnelli greci, il crollo del regime salazariano e le difficoltà di transi-
zione a monarchia del regime franchista.
Il primo caso sembra proprio di inadeguatezza politica di una soluzione imposta
in gran parte dall'esterno e con la sola forza delle armi. Si trattava di armati che non
erano profeti neppure un poco; di militari che non erano in condizione di fare l'unica
cosa che li legittimasse, cioè vincere le guerre. Ora che sono stati spazzati via dal-
l'insuccesso, per evitare uno scontro interno alla NATO in cui sarebbero stati scon-
fitti, sembra impossibile che abbiano retto tanto. Eppure ci eravamo abituati a consi-
derarli permanenti e li abbiamo temuti. La loro scomparsa riapre la dinamica poli-
tica in Grecia (e i primi risultati si sono visti alle elezioni amministrative) e fa sparire
un polo di organizzazione e finanziamento della sovversione fascista in Italia e in
Europa. Senza di loro il golpe in Italia èmeno probabile. Sono dello stesso tipo le dif-
ficoltà che incontra la giunta omicida di Pinochet. Un regime che ha prodotto il mas-
simo disastro economico e politico degli anni recenti sui cadaveri di diecine di
migliaia di cittadini. I l più alto tasso di inflazione del mondo, prezzi aumentati di
centinaia di volte. I fascismi storici sono andati al potere sulla base di una forza di