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1905

174.

Pasquale Villari a Salflemini

Firenze, 14 luglio 1905

Caro professore,

non ho piu saputo nulla del Suo libro. L'avverto che io parto per

la Svizzera la sera del 20 corrente, e non so dove mi fermerò. Se, come

spero, vuol mandarmene una copia, il meglio sarà mandarla allo Scaffai o

al Puccioni,' coll'incarico di spedirmela dove sarò. Fino alla mattina del

20 sarò qui.

Ella avrà saputo che io ho ripetutamente espresso il desiderio di chie–

dere il riposo. La Facoltà ha fatto varie proposte, per trovar modo che

io restassi ancora qualche tempo con minor lavoro. Questo anno anderemo

innanzi come pel passato. S'è però interrogato

il

Cipolla se è disposto

a venire qui pel 1906-1907, ed egli ha accettato.

Ella non deve credere che non si sia pensato a Lei, e molto meno

che non si sia fatto per le Sue opinioni politiche. Naturalmente Lei, come

nostro antico discepolo, e valoroso discepolo, che fa onore all'Istituto, col

suo nome era il primo a presentarsi. L'essere socialista può dispiacere

a qualcuno, ma a qualche altro può piacere o essere indifferente. C'è

in tutti però la convinzione che Ella, appena nominato ordinario, anderà

alla Camera e non potrà occuparsi della cattedra, come noi vorremmo.

Non potrebbe pensare a far degli scolari. Qualunque proposito in con–

trario non varrebbe a nulla. Ella sarà trascinato dal suo fato. Questa è la

o–

pinione di tutti. A che serve, si dice, discutere del valore del Salvemini,

quando di questo valore noi non potremmo profittare in nessun modo?

Non negherò che a questo s'aggiunge l'impressione restante per l'agitazione

da Lei promossa fra i professori delle scuole secondarie. Quando il Salve–

mini non sarà alla Camera, si dice, verrà fra noi a fare l'agitatore,

il

pro–

pagandista, e ne seguirà una discordia dannosa agli studi.

Io

Le dico

questo per farLe sapere tutto, perché non creda che i Suoi professori

l'abbiano dimenticato o non

La

stimino quanto Ella si merita. Il fatto che

in questo ultimo tempo Ella, cosf operoso e fecondo, non ha pubblicato

ancora nessun lavoro storico, si -ripete continuamente. Ella certo non può

ignorare che per me sarebbe stato assai lusinghiero vedere sulla cattedra

di storia un mio antico scolaro. Ma io sono come gli altri persuaso che

è ormai l'interesse della politica. Gliel'ho molte volte detto e scritto.

Il dolore che tutto ciò mi ha recato e mi reca Ella non può immaginare.

174. AS.

1

Leopoldo Scatlai e Vincenzo Puccioni erano segretari della Sopraintendenza dell'Istitu–

to di studi superiori di Firenze.

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