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innascita pag. 8

1 5 giugno 1963

Politica italiana

ne vi erano 15 anni di politica agraria

da giudicare: una

politica fallimentare

sul piano delle mancate modificazio-

ni delle strutture fondiarie, agrarie e

di mercato; s u l p i ano produttivo e

degli investimenti, s u l piano fiscale,

creditizio, previdenziale e assistenzia-

le. L e masse contadine influenzate

dalla DC hanno affrontato i l giudizio

del 28 aprile con una seria crisi d i

orientamento e con una evidente accre-

sciuta

capacita d i verifica de i conte-

nuti e delle prospettive negative della

politica monopolistica. I n r e a l t à i l

successo de i comunisti ne l l e

campa-

gne, e specificamente fra gruppi con-

sistenti d i coltivatori diretti dimostra

il passaggio da questa crisi di orienta-

mento e

da questa

capacità di giudizio

politico a l l a formazione d i u n a p i ù

elevate coscienza d i massa sulle ne -

cessita d i rinnovamento d e l nostro

paese.

Fallimento del primato

dell'im presa capitalistic('

Di così vasti significati. i l voto del-

lia contadina che cambia, indica

che c i ò che avanza ne l l a coscienza

contadina è i l riconoscimento de l l a

capacità d e i comunisti d i indicare

soluzioni positive nella prospettiva di

una agricoltura nuova, diversa radi-

calmente da quella d i oggi, dove sia

costruito e pienamente affermato

i l

primato dell'impresa di proprietà con-

tadina.

singola e liberamente associata.

economicamente efficiente p e r ade-

guate dimensioni aziendali, p e r mo-

dernità tecnica, p e r capacità produt-

tiva. S i t r a t t a dell'acquisizione g i à

rimarchevole

in quasi tutte le

regioni.

della nostra linea per la riforma agra-

ria e de l l o Statuto de l l a proprietà

coltivatrice, come

giudizio del

f a l l i -

mento de l primato della grande

im-

presa agraria capitalistica, e , p e r

conseguenza, di un rifiuto della

poli-

tica agraria della DC ( e delle combi-

nazioni e delle

variazioni

che fanno

perno s u d i essa) n o n p i ù solo d i

avanguardie m a d a pa r t e d i masse

già numerose che hanno pagato

con

le proprie difficoltà i l prezzo delle

precedenti illusioni.

Se avanza tutto ciò nella nuova co-

scienza contadina, ne deriva che fal-

lisce i l piano d i divisione perseguito

dalla DC — tramite Bonomi — f r a

operai

e contadini, f r a lavoratori e

contadini, e fra contadini e contadini:

s'incrina

i l disegno d i mantenere an-

corn le Masse dei produttori contadini

su posizioni politiche c he ne l l a so-

stanza costituiscono — per la media-

zione democristiana e bonomiana —

un decisivo supporto d i difesa degli

interessi monopolistici.

Proprio i n riferimento a t a l i consi-

derazioni credo si

debba ritenere

che

questo fenomeno dello spostamento a

sinistra e verso il PCI, particolarmen-

te dei coltivatori diretti, e solo airini-

zio de l l e sue manifestazioni. Stiamo

entrando in una fase decisamente nuo-

va su l piano de i

r e a l i spostamenti

di opinione e di reali scelte politiche

che investono u n o strato c ch i ave

della società italiana, nel senso che

con esso si compie una saldatura delle

alleanze necessarie a costruire il nuo-

vo blocco di forze capace di far avan-

zare l'Italia verso la democrazia e i l

socialismo. S u l piano d e i rapporti

economici

questa fase si apre con l a

penetrazione e l'espansione del domi-

nio monopolistico n e l l e campagne.

Cost gli interessi dei produttori con-

tadini diventano inconciliabili c o n

quelli monopolistici, l e antiche

spin-

te contadine

s verso l'alto s si vanifi-

cano n e l l o sfruttamento

d e l lavoro

contadino non pagato, nella stretta

monopolistica del mercato, nella totale

subordinazione dell'impresa contadina

alle

leggi

de l massimo profitto. S u l

piano politico questa fase si definisce

in tutta la sua importanza per le bat-

taglie p e r i l socialismo n e l nos t r o

paese, con le scelte dell'VIII Congres-

so. Con

la

Dichiarazione programma-

tica del 1956, i comunisti italiani, d i

fronte alle nuove realtà caratterizzanti

la questione agraria italiana, sanzio-

nano col valore di una scelta ideolo-

gica, oltre che politica, l a « garanzia

storica — com'è stata felicemente

chiamata — che il movimento operaio

dä a l movimento contadino per una

sua autonome partecipazione, p e r

l'esercizio d i u n suo ruolo, proprio e

primario, n o n soltanto a l rinnova-

mento democratico dell'agricoltura ma

alla trasformazione democratica e so-

cialista della società italiana.

Ecco le

radici della novità del voto

contadino

del 28 aprile.

I programmi

del PC I e della DC

g i à

riflettevano

chiaramente queste mutate posizioni

delle forze politiche decisive del pae-

se. A l l e rinunzie e ai tradimenti della

DC, partito di vecchia ispirazione con-

tadina, diventato partito della borghe-

sia monopolistica, s i proponeva e s i

propone l a posizione alternativa pro-

grammatica dei comunisti italiani se-

condo c u i l'agricoltura socialista ne l

nostro paese, che deve sostituire quel-

la dominata dai monopoli, deve essere

fondata suite proprietà della terra a

chi la lavora, sul progresso tecnico e

su quelle

forme di

lavoro

e di attività

associate che i coltivatori stessi decide-

ranno ne l pieno rispetto della loro

volontà e dei principi della democra-

zia. Questa alternativa, l a sua chia-

rezza e l a sua validità economica e

politica, con i contenuti di scelte ideali

che essa

propone, h a contribuito a

mettere

e

mette il

problema del collo-

quio coi cattolici in Italia

nella giusta

prospettiva storica essendo tale collo-

quio,

da noi, preliminarmente (ma non

soltanto) r i v o l t o a l l e g r and i masse

contadine.

La crisi politica della

bonomiana

va creando vuoti che nell'interesse

della

democrazia devono essere riem-

piti da una iniziativa democratica e

unitaria nella quale gli orientamenti

e l'azione de i comunisti sono indi-

spensabili. Pe r questo crescono, con

i voti, i compiti e l e responsabilità

dei comunisti: c i troviamo d i fronte

non più solo alla tesi, ma dinanzi a l

fatto reale

d i un'area sociale molto

più estesa d i i e r i sulla quale pub e

deve esercitarsi l a funzione dirigente

della classe operaia.

( E come per le

campagne,

d i ) vale anche per i l ceto

medio delle città). Ci troviamo di fron-

te cioè all'inizio di modificazioni della

società politica nazionale che, anche

allo scopo di valutarne l a esatta por-

tata, possono essere riguardate nel-

l'ambito della storia stessa della con-

quista agli ideali socialisti

delle grandi

masse lavoratrici del nostro paese.

All'inizio d i questo secolo i l movi-

mento socialista ha portato suite scene

politica italiana — con l'operaio — i

braccianti e i contadini poveri. cAve i

fatto delle plebi r u r a l i povere, mise-

rabili, febbricitanti e turbolente —

ha scritto Togliatti — una massa d i

milioni d i donne e d i uomini, inqua-

drati ne l l e leghe, ne l l e cooperative.

nelle Camere del lavoro,

nelle sezioni

di un partito

politico nazionale; aver

insegnato l oro a conquistare e ge -

stire i comuni; e soprattutto averle

strette assieme con legami di solida-

rietà e aver acceso nell'animo loro la

fede inestinguibile i n u n av ven i r e

migliore, nella redenzione del lavoro

da ogni sfruttamento e

da ogni op-

pressione, questo fu i l grande merito

dei pionieri del socialismo».

Dopo la guerra '15-'18, i primi grup-

pi di mezzadri aprono i l secondo ca-

pitolo di un'adesione di massa di una

nuova categoria d i lavoratori e d i

produttori contadini alle lotte,

ai pro-

grammi e a g l i i dea l i socialisti. N e l

secondo dopoguerra questa adesione e

pressoché totale grazie alla presenza

comunista nelle campagne — emilia-

ne e toscane in primo luogo — nella

lotta antifascista, nella guerra di L i -

berazione e grazie alla politica di uni-

tä fra operai e contadini e fra comu-

nisti e socialisti. Queste due grandi

forze d e i salariati, d e i braccianti e

dei mezzadri hanno contribuito a ga-

rantire all'Italia la nuova realtà costi-

tuzionale e a mantenere aperte l e

prospettive di positiva soluzione

delle

questioni antiche e nuove, di struttura

e d i rinnovamento, dell'agricoltura

italiana.

Si comincia a scrivere

un capitolo nuovo

Alle sparute avanguardie d i colti-

vatori diretti e d i proprietari conta-

dini conquistate all'azione e all'idea

socialista — dopo lunghi anni di lotta

e di lavoro, per le sempre più chiare

conseguenze della « logica dei mono-

poli s, per i risultati della politica de-

mocristiana, per le posizioni nuove dei

comunisti, per le novità che i l mondo

conquista e che l'uomo, anche nelle

campagne,

impa r a a d apprezzare e

pretende di acquisire per il suo avve-

nire — si vengono aggiungendo grup-

pi estesi d i contadini che ( i risultati

del 28 aprile lo

confermano) si schie-

rano numerosi a sinistra, fra le forze

decisive dell'avanzata comunista. L e

prime righe di un altro capitolo delle

lotte sociali e c i v i l i delle campagne

italiane si possono

oramai cominciare

a scrivere. A i vecchi

protagonisti del-

le lotte agrarie si affiancano i nuovi

e

più

numerosi artefici d e l rinnova-

mento agricolo italiano.

Le forze reazionarie possono avere

preoccupazioni e paure. La DC avverte

che nelle campagne non pub più fare

quel che vuole. 11 moto di liberazione

di t u t t i i contadini italiani conqui-

stando nuove posizioni affronta i

tempi e i livelli nuovi

dell'iniziativa

contadina

che sono p i ù impegnativi

di que l l i d i ieri. E i

comunisti, co-

gliendo questo senso della loro avan-

zata nelle campagne, debbono essere

meglio che nel passato i costruttori

più coraggiosi e i difensori p i ù a t -

tenti de l l ' un i t ä d e g l i

operai

e d e i

contadini nel nuovo rapporto i n cui

questo problema s i impone p e r l e

lotte democratiche e socialiste n e l

nostro paese.

Già

g l i sforzi della DC e dei suoi

interlocutori pe r non tener conto

del

28 aprile mostrano che nelle campa-

gne,

nuovamente, saranno combattute

battaglie risolutive.

Attilio Esposto

Segretario nazionale

dell'Alleanza contadini

La settimana

Le manovre

della lunga crisi

L a s c o r s a s e t -

timana h a ve-

duto l e tratta-

tive per la cri-

si giungere a

tin p u n t o d e -

cisivo. P r i m a

della riunione

collegiate a

4 ,

fra

D C ,

P S I ,

l'SDI e P R I ,

fissata pe r

ve-

nerdì 1 4 , l a

cronaca politi-

ca ha registrato un ultimo sforzo

di Moro e Saragat per riuscire a

condurre in porto l'operazione del-

Pinglobamento del PSI i n una for-

mula d i c e n t r o -sinistra corretto,

lontanissimo

(come

programma e

come piattaforma politica) da l go-

verno nato nel

marzo 1962.

La spinta ad accelerare i tempi

ä stata (lata dal voto siciliano del

giorno 9, i cui risultati hanno il-

lusoriamente confortato la DC nel-

la speranza di poter riproporre ai

partiti di maggioranza, e al paese,

una soluzione « dorotea • delta cri-

si. I l segretario della DC, in questo

senso, h a precisato ulteriormente

il suo ricatto a l partito socialista,

tornando ad esporre i l piano pe r

una realizzazione i n due fasi suc-

cessive del

nuovo

centro-sinistra.

Moro, tuttavia, ha premuto in que-

sta fase p i ù duramente

che

nelle

settimane trascorse, giungendo ad

avanzare la

minaccia d i uno scio-

glimento delle Camere nel caso d i

un suo insuccesso.

Accanto a questo elemento d i

pressione, Mo r o h a usato anche

l'argomento dell'approssimarsi del

30 giugno, data i n cu i scade l a

possibilità d i autorizzare l'eserci-

zio provvisorio d e i bilanci, p e r

spingere il PRI e il PSI ad appog-

giare i l stio tentativo. Mentre d a

parte del

PSDI, com'era de l resto

scontato, i l segretario d.c. non ha

trovato nessuna difficoltà nella sua

operazione, diverse accoglienza ha

ricevuto da parte del PRI. Nel cor-

so d i una riunione della direzione

repubblicana (domenica

9 ) molte

sono

state le voci d i protesta pe r

il tentativo d i Moro d i andare a

un governo di netta restaurazione

centrista. I l PRI, anche in dichia-

razioni dell'on. Reale ai giornalisti

(il 12)

h a preso posizione contro

una delle ipotesi affacciate da Mo-

ro, di presentarsi cioè alla Camera

anche senza l'appoggio o Pasten-

sione

socialista, con

u n governo

« tripartito » n « bipartito s.

L'estremo r i ca t t o d i Mo r o ( c o -

municato oralmente a

Nenni in un

colloquio d i

d u e o r e e mezzo, i l

terzo della serie, avutosi i l g i o r -

no 11) ha sollevato vivaci critiche

anche f r a numerosi componenti

« autonomisti » della Direzione del

PSI,

riunitasi due volte, p e r esa-

minare i l decorso della crisi e pre-

parare i l Comitato

centrale, con-

vocato il 14. Molti autonomisti han-

no criticato la condotta della crisi

da pa r t e d i Mo r o e l a l i nea d i

estremo riservo adottata da Nenni

di fronte al ricatto democristiano,

confermato e reso

pubblico anche

suite colonne del settimanale uffi-

ciale della DC. Anche i l tentative

di rinviare i l Congresso socialista

e stato respinto d a molti compo-

nenti delta Direzione del PSI.

In questo

quadro, dal quale emer-

ge c on sempre maggiore nettezza

il significato della manovra d i Mo-

ro ( g i un t o a p r opo r r e persino i l

nome d i Pe l l a c ome f u t u r o m i -

nistro « finanziario »), è

apparsa

tempestiva u n a dichiarazione

de l

PCI, resa da ingrao i l giorno 12.

In essa si protesta per la condotta

della crisi e si annuncia che, nel

caso d i u n prolungarsi della a t -

tuale situazione, i l partito comu-

nista compirà un passo presso l e

massime autorità dello Stato pe r

denunciare l a prassi incostituzio-

nale seguita dalla Democrazia cri-

stiana.

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