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L'Unità di Gaetano Salvemini online!

336 numeri dal 1911 al 1920.

In questi ultimi tempi, via via che i partiti della democrazia si rivelavano inconsapevoli e indifferenti dinanzi a tutti i profondi problemi della vita italiana e mal riuscivano a dissimulare il vuoto del loro programma e la ignoranza della nostra realtà nazionale col fragore e con gli sbandieramenti dell'anticlericalismo bloccardo— si acuiva in parecchi fra noi, militanti in questo o in quello dei partiti democratici, il bisogno di una nuova azione politica, non legata a nessuno dei partiti tradizionali, oramai tutti irreparabilmente discreditati e disfatti.
Oggi sembra giunto a noi il momento per tentare la pubblicazione di un giornale che cerchi di suscitare e di organizzare quest'azione.
Ciò che noi rimproveriamo ai partiti popolari —e non meno che agli altri al Partito Socialista— non è il loro ideale astratto di elevazione delle classi inferiori, ma la inettitudine a tradurre queste aspirazioni generiche in serie riforme concrete di utilità nazionale, è la loro incapacità a dominare e coordinare gli appetiti e gli interessi dei gruppi locali e delle categorie professionali in vista degli interessi collettivi, è la impreparazione e l'assenteismo assoluto che la più parte dei politicanti dimostra di fronte a tutti i problemi amministrativi, doganali, tributari, scolastici, internazionali, la cui soluzione urge pel nostro paese e sopra tutto dinanzi al problema meridionale, che è la più profonda e la più terribile incognita della nostra vita nazionale. Noi rimproveriamo segnatamente ai partiti democratici la confusione e l'anarchia morale che essi hanno indotta nella vita pubblica, facendosi acquiescenti o complici di qualunque peggiore disordine e ingiustizia, pur di essere soddisfatti nelle loro sciocche vanità, nelle piccole ingordigie locali o professionali, nei loro miserabili rancori. ...
Gaetano Salvemini (dicembre 1911)
qui il testo completo...

Sull'Unità leggi qui



Tutto Mercurio online!
Gia' in quegli anni, tra il 1946 ed il 1949, queste mie convinzioni cominciavano a vacillare. L' amore che avevo portato ardentemente durante il passaggio della linea del fuoco e durante la superiore solidarieta' generata dallo spirito della Resistenza, incominciava a raffreddarsi al contatto con la vita tornata a essere banale e compromissoria. Gia' sopravveniva l' amarezza anche per quanto concerneva la mia vita pubblica. La rivista "Mercurio", che io avevo fondata nel 1944 e che dirigevo, termino' le sue pubblicazioni nel 1948. Il finanziatore della rivista, che, tenuto conto prima della particolare situazione bellica e poi della svolta di Salerno, mi aveva lasciato le briglie lente sul collo, d' un tratto mi proponeva di sterzare verso posizioni di ortodosso atlantismo. Scoprivo come il potere mercantile sia permissivo agli inizi e come si serva di un titolo di giornale allorche' un congruo numero di lettori si e' abituato a seguirlo. Rifiutai. Soltanto in alcuni vecchi cuori puo' ancor vivere la delusione legata al grigiore di quegli anni. Avvedersi che la lotta, la prigione, e per tanti la morte non erano servite che a fare dell' Italia un protettorato nordamericano. Una coltre di grigiore, di tristezza, discese su tutte le cose. Il fascismo con la sua presunzione e teatralita' aveva ceduto il passo ad una classe dirigente infida e cupida di servilismo. Questi eravamo noi? Questo ci spettava? Ricordo il giorno in cui un Presidente del Consiglio scateno' l' entusiasmo del Senato, sventolando un assegno americano come una bandiera. Io non me ne rendevo conto ancora, ma quella era divenuta la nostra bandiera. ...
Io non potevo ancora sapere a qual punto di corruzione la nazione italiana potesse giungere. .
.. (Alba De Cespedes)

(da Quando l'Italia perse le illusioni, Corriere della Sera, 20 ottobre 1994)



La premessa
del primo numero

e al Caro lettore del n. 34, poco prima di chiudere


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