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Una lettera di Carlo Rosselli a Renzo Giua

La lettera che segue era insieme a due lettere di Mario Levi a Renzo Giua. Secondo Agathe Savageot, figlia di Mario Levi, la lettera è con ogni probabilità di Carlo Rosselli.
Ci scrive: "Innanzitutto Carlo Rosselli batteva le sue lettere a macchina, poi ha sempre trattato Renzo un po' come un suo figlio e il tono è molto paterno. Credo che questa lettera sia del 1935, al momento in cui Renzo è in piena rivolta; è a quell'epoca che scrisse (con mio padre) una lettera molto violenta a Rosselli a proposito della sua lettera a Herriot. Inoltre il rimprovero che viene mosso a Renzo riguarda i suo rifiuto di lavorare per Giustizia e libertà e la cerchia dei suoi simpatizzanti. Un rimprovero che si ritrova esattamente (con lo stesso stile) a partire dal maggio 1935 nelle lettere di Rosselli indirizzate a Renzo e a mio padre e pubblicate da Garosci (La vita di Carlo Rosselli). Infine vi si ritrova l'ossessione dello spionaggio tipica di Rosselli (anche se si sbagliava regolarmente e non sospettava mai le vere spie che godevano della sua fiducia). Quanto allo stile è caratteristico di Rosselli: né Lussu, né Tarchiani scrivevano così e d'altronde loro erano meno vicini a Renzo”.


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Carlo Rosselli
(Roma 1899 - Bagnoles de l'Orne, Francia 1937) nasce in una famiglia di tradizioni repubblicane e risorgimentali, sia da parte materna sia da quella paterna (la nonna Hariett, Enrichetta, Nathan figlia di Sarah Nathan Levi). Interventista, partecipa alla prima guerra mondiale, dopo la quale nel 1920 costituisce a Firenze un Circolo di cultura a cui partecipano anche Gaetano Salvemini, Ernesto Rossi e Piero Calamandrei. Maturate posizioni chiaramente antifasciste, si avvicina al Partito socialista, collaborando a "Critica Sociale". Conosciuto Piero Gobetti, collabora anche a "La Rivoluzione Liberale" e sviluppa l'idea di un socialismo non marxista e non classista, legandosi alla corrente riformista. Dopo la breve esperienza del giornale clandestino "Non mollare", stroncato dal fascismo, nel marzo 1926 fonda e dirige con Pietro Nenni "Il Quarto Stato" (soppresso a ottobre con tutta la stampa antifascista). Arrestato, nel 1927 è condannato a cinque anni di confino a Lipari, da cui riesce a fuggire il 27 luglio 1929 a bordo di un motoscafo insieme a Francesco Fausto Nitti ed Emilio Lussu. Raggiunta Parigi fonda,
assieme, tra gli altri, a Salvemini e a Lussu, il movimento "Giustizia e Libertà" che mantiene gruppi anche in Italia. Nel maggio 1934 inizia a Parigi la pubblicazione del settimanale "Giustizia e Libertà" che affianca così i Quaderni pubblicati dal 1932. Allo scoppio della guerra civile in Spagna (estate 1936), si mobilita col movimento per la Repubblica spagnola e a Barcellona crea la "colonna italiana" che raggruppa socialisti, anarchici, repubblicani, combattendo sul fronte di Aragona. Tornato convalescente a Parigi nel gennaio 1937, viene assassinato il 9 giugno assieme al fratello Nello nella località di Bagnoles de l'Orne, da un gruppo fascista francese su mandato del regime italiano.

Renzo Giua (Milano 1914 - Zalamea de la Serena, Spagna, 1938) si legò all'ambiente antifascista ai tempi della frequenza del liceo Massimo d'Azeglio di Torino, dove incontrò studenti e professori aderenti a Giustizia e Libertà. Già attivo nella realizzazione e nella diffusione di materiale clandestino socialista e comunista, nel gennaio 1932 venne arrestato insieme ad altri del gruppo giellista torinese. Assolto dopo 108 giorni in carcere, dopo l'arresto di Leone Ginzburg si allontanò da Torino nel marzo 1934, riparando in Francia. Stabilitosi a Parigi, insieme con Mario Levi, Aldo Garosci, Franco Venturi e Nicola Chiaromonte, diede vita a un gruppo di giovani accomunati da simili premesse intellettuali, in contatto con Carlo Rosselli. Ma riguardo alle prospettive poltiche di GL si determinò un dissidio che vide contrapposti Rosselli con Giua, Chiaromonte e Levi. La rottura diventò insanabile ai primi di gennaio del 1936, con l'uscita da GL di Chiaromonte, Levi e Giua.
Allo scoppio della guerra civile spagnola Giua. accorse a difesa della Repubblica, unendosi a un distaccamento della colonna anarchica di Durruti. Distintosi per doti militari e coraggio, giunse ad essere nominato capitano. Al comando della 3ª compagnia della brigata Garibaldi, fu colpito a morte sul fronte dell'Estremadura il 17 febbraio 1938.

Per saperne di più
sulla "Crisi coi novatori" in "Giustizia e Libertà", vedi il contributo di Gino Bianco e le Lettere della rottura
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