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Papafava, Novello

Badoglio a Caporetto


Badoglio a CaporettoCollana: Polemiche
Editore: Piero Gobetti - Torino
Edizione: 1923
Pagine: 71

La digitalizzazione è stata possibile grazie a Giovanna Dolcetti Papafava che ha fornito il libro

Novello Papafava (1899-1973) dal maggio 1916 è soldato volontario in forza al Deposito del 20° Artiglieria a Padova e in attesa di richiamo. Richiamato il 1° marzo 1917, dopo il Corso Allievi Ufficiali d'Artiglieria è assegnato al 52° Reggimento Artiglieria da Campagna che raggiunge a Gorizia il 23 ottobre 1917. Dopo la rotta di Caporetto è al Piave, dove nel giugno 1918 partecipa alla difesa del fiume; partecipa a varie altre azioni nella controffensiva italiana ed è più volte decorato.
Dal dicembre 1918 al marzo 1919 è comandato all'Ufficio Armistizio e Confini del Comando Supremo agli ordini del maggiore Ferruccio Parri. Il 21 agosto 1919 pubblica per "La Voce”, confortato da documenti di prima mano e firmando "Un cittadino veneto”, il suo primo saggio su Caporetto. Il 21 settembre si "assenta” dal servizio per raggiungere a Fiume il maggiore dei granatieri Carlo Reina, ma nei primi giorni di dicembre, concordando con lui ed essendosi rotte le trattative fra il generale Badoglio e D'Annunzio, rientra nei ranghi (giudicherà l'impresa fiumana "la prova generale della marcia su Roma”). Esponente di rilievo del combattentismo democratico, collabora a «l'Unità» di Salvemini ed è attivo nel 1920 nella Lega per il rinnovamento della vita politica italiana, promossa anche da quel periodico; collabora inoltre a «La Rivoluzione Liberale» di Piero Gobetti come esperto di liberalismo e di questioni militari.
Nel giugno 1924 è fra i primi aderenti della Unione Democratica Nazionale di Giovanni Amendola e nel novembre fra i firmatari del Manifesto degli intellettuali antifascisti. Nel 1925, con l'avvento della dittatura, si ritira dalla militanza politica dedicandosi agli studi di filosofia, teologia ed economia agraria oltre a quelli sulla Grande Guerra. Mantiene comunque i contatti con i cattolici liberali e i vecchi popolari che non si erano piegati al fascismo; fra questi Alcide De Gasperi che alla fine del 1945 gli proporrà, invano, l'Ambasciata italiana presso la Santa Sede. In precedenza, durante il governo Badoglio, è spesso a Roma e, venuto a conoscenza dei propositi di armistizio per i suoi rapporti col Generale, avvisa il governo della prevedibile invasione tedesca, colla conseguenza di un probabile destino "polacco” dell'Italia settentrionale; gli viene risposto che si sarebbe provveduto a evitarla "con pochi opportuni accorgimenti”.
Nel dopoguerra, critico dell'unità politica dei cattolici, propugnatore inascoltato dei "cattolici nei partiti”, si tiene ai margini della politica, tuttavia si iscrive al Partito liberale. Nel 1961 è chiamato a presiedere per un triennio la Radio Televisione Italiana.

Brani della nota biografica di Novello Papafava dal volume: Lucangelo Bracci Testasecca, Dai dragoni del Genova ai bersaglieri di Boriani : il diario di guerra di un intellettuale aristocratico, prefazione di Silvio Ficini, a cura di Margherita Bracci Testasecca e Silvio Ficini, note di Francesco Papafava, Gaspari, 2006; il libro, donato da Francesco Papafava, è consultabile presso la biblioteca.

Per saperne di più
sulla rotta di Caporetto vai agli
articoli di "Papafava" e a quelli su "Caporetto" nelle riviste sfogliabili

su Novello Papafava
leggi l'intervista a Stefano Majnoni pubblicata su Una città

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