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Una biblioteca e una emeroteca digitale

per riandare al passato e riflettere sul presente.

La Biblioteca Gino Bianco con la sua emeroteca digitale di riviste, opuscoli, libri di storia e di politica, dagli ultimi decenni dell'800 al secondo dopoguerra del 900, si propone in particolare di far conoscere, innanzitutto ai giovani, le tradizioni di pensiero e di impegno sociale, italiane ed europee, del socialismo umanitario, del libertarismo, del liberalsocialismo, del socialismo democratico, del repubblicanesimo, del liberalismo democratico e del federalismo, rimaste minoritarie, spesso calunniate, per lo più dimenticate, a cui la Storia, e solo lei, col tempo, ha dato ragione.

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La Roma del Popolo è online!

La rivista con cui Giuseppe Mazzini promosse le sue ultime iniziative politiche, esercitando allo stesso tempo una forte critica contro l'Associazione internazionale e l'azione della Comune di Parigi

Vi scrissero, tra gli altri, Aurelio Saffi, Giuseppe Petroni, Anna Maria Mozzoni, Edoardo Pantano, Federico Campanella, Giovanni Battista Tuveri.

"Abbiamo combattuto e combatteremo i traviamenti e peggio dell'Internazionale e de' suoi copisti in Italia; ma perché, oltre all'amore innato del Vero e del Bene, ci sprona il convincimento ch'essi falsano il moto operaio e ne indugiano il giusto trionfo. Il moto ascendente delle Classi Artigiane costituisce uno dei prinicipali caratteri dell'Epoca nuova che invochiamo e alla quale cerchiamo una iniziativa in Italia perché non è da trovarsi altrove. Noi non aspettammo per dichiararlo le inattendibili promesse dei socialisti francesi o le selvagge ire odiatrici e per questo impotenti al bene, dell'Associazione che ha centro in Londra. Dal primo impianto della Giovine Italia fino alle nostre ultime manifestazioni, la causa degli Operai fu nostra e la immedesimammo col moto Nazionale Italiano. Attraverso ormai quaranta anni d'apostolato insistemmo a ripetere che una Rivoluzione non è legittima né può esser durevole se non congiunge la questione sociale colla politica, se non trasforma sulla via del Progresso e nei limiti del possibile l’ordinamento economico, se non migliora, senza danno o ingiuria ad altrui, le condizioni del lavoro, dei produttori. Proponemmo come mezzi transitori l'educazione Nazionale uniforme; Istituzioni capaci di prevenire ogni esempio di corruzione che venga dall'alto; un sistema economico fondato sul risparmio, sull'aumento delle sorgenti di produzione, sull'appropriazione di parte del danaro pubblico e dei beni da incamerarsi ai bisogni degli operai industriali e agricoli; un ordinamento di tributi che non graviti direttamente o indirettamente sul necessario alla vita; [...] e additammo ultima soluzione del problema da conquistarsi lentamente, progressivamente, liberamente, la sostituzione del sistema d'associazione del capitale e del lavoro e dell'equa partecipazione di tutti i produttori ai frutti del lavoro all'attuale sistema del salario. Aiutammo com'era in noi — e gli Operai, che non sono sofisti né ingrati, non lo dimenticano — l'impianto delle Società di mutuo soccorso, preIudio a quelle di cooperazione. Tentammo di far intendere alle classi medie che il moto Operaio non era sommossa sterile e passeggera, ma cominciamento d'una Rivoluzione provvidenziale voluta dalla progressione storica che governa la vita e l'educazione dell'Umanità — che associazione era il termine elaborato dall'Epoca nuova e da aggiungersi, in tutte le manifestazioni della vita, ai termini libertà ed eguaglianza già conquistati dall'umano intelletto — che tra noi quel moto e quel termine erano a un tempo, [...] ma che quel moto salutato, aiutato fraternamente dall'altre classi con atti d'apostolato simili ai nostri, si serberebbe incontaminato d'errori funesti e di basse passioni e frutterebbe a quanti ordini di cittadini viventi sulla nostra terra; combattuto colla violenza, tormentato di diffidenze o abbandonato da una colpevole noncuranza all'isolamento, si svierebbe facilmente a torti pensieri e accoglierebbe, invece della nostra severa parola DOVERE, le promettitrici parole dei primi demagoghi cupidi, anelanti vendetta o vogliosi d'erigersi sui bisogni reali degli Operai un seggio di dominazione.
Non fummo ascoltati.
I Governi senza missione che tennero dal 1815 in poi un potere fondato sul privilegio durarono paghi a vietare e reprimere. Le classi medie non guardarono al moto o guardarono con sospetto. Gli Economisti officiali seguirono a dire che la libertà finirebbe per sanare ogni piaga, come se tra chi propone patti giusti o ingiusti di lavoro e chi è costretto dal bisogno d'oggi o del dì dopo ad accettare potesse mai esistere libertà di contratto. I cattolici additarono a chi soffriva il cielo, come se non dovessimo meritarlo colle opere nostre qui sulla terra e si trattasse unicamente del nostro non dell'altrui soffrire. Taluni fra i migliori s'illusero a potere risolvere un grande problema sociale insegnando agli Operai le grette egoistiche avvertenze di Franklin sul modo di salvare di giorno in giorno pochi centesimi o fondando, come se tutta una classe potesse salire ed emanciparsi coll'elemosina, qualche Istituto di Beneficenza.
L’Internazionale è il frutto inevitabile della repressione governativa e della noncuranza delle classi educate e più favorite dalla fortuna. La repressione brutale di pretese ch'erano a principio giuste in sé generò riazione e pretese ingiuste: l'uomo respinto violentemente da un lato trabocca oltre ogni equilibrio dall'altro. La noncuranza di chi avrebbe dovuto affratellarsi al moto e contribuire a dirigerlo riconcentrò l'operaio in sé stesso, lo indusse a non far calcolo che delle proprie forze, a numerarle, a trovarsi libero d'usarne, il giorno in cui fossero predominanti, a danno degli indifferenti a' suoi mali: chi viola o lasci che si violi il diritto altrui non può presumere ch'altri protegga o rispetti il suo. Nessuno ha diritti se non compie doveri.
Oggi, la livida luce di lampo che solcò impreveduta l'orizzonte francese in Parigi ha rotto i sonni delle classi medie e la stampa che la rappresenta parla di gravi problemi che non possono più trascurarsi; ma, e lo diciamo con dolore, quel ridestarsi assume sembianza, più che d'amore, di paura; e la paura è pessima consigliera. Non parliamo della feroce repressione consumata in parte, in parte minacciata dagli uomini che usurpano un potere costituente in Versailles: essa ha rinfiammato e rinfiammerà più sempre, se dura, le ire segrete e l'anelito alla vendetta; non parliamo delle persecuzioni iniziate ad arbitrio da altri governi: per ciò appunto che non sanno se non reprimere, i Governi d'oggi sono irrevocabilmente condannati a perire. Ma gli uomini, gli ordini intermedi di cittadini, compiono essi o s'apprestano a compiere il debito loro?” …



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