Harold J. Lasky - Il battaglione segreto

ruolo vitale nell'informare la politica della Comune nel 1871: ,ed è sulla base ?i tutte queste esperienze, soprattutto nella sintesi della sua formulazione marxista, che Lenin plasmò la strategia vitale della Rivoluzione russa. Qualche cosa come un secolo e mezzo di azione e discussione hanno di conseguenza portato all'elaborazione della tecnica centrale comunista. Vaste :testimonianze sono state raccolte in suo sostegno, soprattutto, com'è naturale, quelle costituite dall'esperienza della Russia, e dalla pratica di alcuni Stati, specialmente quello nazista e quello fa. scista, nei 'vent'anni trà 1e due guerre. Come strategia di azione, essa può a buon diritto rivendicare che, , tanto per i giacobini chElper i bolscevichi, solo l'applicazione di questa teoria agli· avvenimenti poteva consentire loro di consolidarsi al potere. Certamente, solo la dittatura poteva consentire a Lenin ed ai suoi seguaci di proteggere· la Rivoluzione russa dalla gu~rra civile e dagli attacchi stranieri, e di trasformare una civiltà largamente analfabeta ·-e prevalentemente agricola in un'ai'tra che non solo ha vinto l'analfabetismo, ma ha compiuto anche una sì notevole trasformazione industriale da rendere la Russia capace di sostenere un ruolo tanto importante nella sconfitta del nazismo. Il prezzo pagato per queste ·conquiste può anche essere stato immenso; ma esse hanno mantenuto in piedi le fondamenta su cui è possibile ed_ificare un mondo socialista. LA SOPPRESSIONE DELLA LIBERTÀ. Chiunque consideri questo insieme di dottrine, non può fare a meno di rilèvare alcuni sinto_mi allarmanti. Fu detto da Michelet a proposito dei Giacobini, che essi salvarono la Rivoluzione e nello st~sso tempo la rovinarono. E f{;.così perchè essi si basarono sul terrore e sull'uso 'di una polizia segreta che li rese padroni dei loro concittadini e nello stesso tempo servi della Rivoluzione. Il governo delle masse divenne il governo di un partito strettamente disciplinato, che non sentiva ragioni all'infuori della propria, che faceva dell'intolleranza una virtù, ,e che in tutti i principali provvedimenti sostituiva alla libera discus- ·sione una imperativa e rigida uniformità di dottrina che non perdonava gli errori nè degli amici nè degli avversari. Esso impiegava una jndi- :scriminata ingiustizia verso gli· individui come metodo attraverso il -quale pensava di raggiungere la giustizia per l'intera comunità. Esso -considerava la tradizione del liberalismo e il rispetto della legge come debolezze fatali che indebolivano la sua volontà di consolidarsi al potere. Di conseguenza, esso non si è dimostrato tanto ostile alle libere istituzioni quanto incurante di esse, perchè partito con la duplice convinzione che esse sono impossibili all'inizio, e certe alla fine del pe10 ibl oteca Gino Bianco

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