La polizia nella legge1 L'articolo di Mario Vinciguerra, I poteri della polizia, pubblicato sul Mondo del 26 marzo, deve avere turbato molti fra coloro che, come me, rispettano ed amano in Vinciguerra l'ingegno e il carattere. Su molte affermazioni di Vinciguerra concordo pienamente, e sarebbe bene che tutti gl'italiani facessero altrettanto, non solo a parole ma " anche a fatti. Siccome è probabile che parecchi lettori del Mondo abbiano, a quest'ora, dimenticato l'articolo di Vinciguerra, sarà bene ripetere i punti, sui quali io consento. 1) La polizia è un organo indispensabile della vita sociale. Se gli uomini fossero angeli, non ce ne sarebbe bisogno. Ma gli uomini sono quello che sono. Nel 1945, in Italia, la polizia era sparita, come tutte le altre organizzazioni statali. Non sembra che molti italiani rimpiangano quel tempo. 2) In un Paese, che voglia essere civile, la polizia deve essere rispettata come organo indispensabile della pubblica amministrazione. 3) La polizia non può non essere investita di poteri discrezionali; occorre riconoscerle una ragionevole latitudine nell'uso dei suoi poteri. Mi si permetta di aggiungere la mia testimonianza personale a quella di Vinciguerra, quando questi ricorda che parecchi funzionari di polizia (ai tempi dell'Uomo della Provvidenza, che aveva sempre ragione) si comportarono con noi antifascisti umanamente: non solo ci aiutarono a portare le nostre valigie alla stazione, come scrive Vinciguerra, ma ci consigliarono sul modo di comportarci con... quegli altri. Due anni or sono, quando ritornai in Italia, dopo ventidue anni d'assenza, molti fra gli uomini, ·che avevano avuto da fare con delegati di pubblica sicurezza e carabinieri, mi ripeterono quel che io già sapevo per esperienza personale, e quel che Vinciguerra ha accennato nel suo articolo. Ma per carità, non trasformiamo il rispetto per l'ufficio, che la polizia compie, in entusiasmo indiscriminato per qualunque abuso, a cui. gli agenti della polizia si possano abbandonare. Anche nel P [er] N [ecessità] F [amiliari] trovammo qualcuno che ci aiutò sottomano. In Italia emergono ovunque correnti di umanità. Eppoi, buona o cattiva, giusta o ingiusta che sia la legge, l'italiano va a nozze quando può darle lo sgambetto. Gli ebrei italiani ne seppero qualcosa dal 1938 in poi. Dobbiamo pensare che le leggi fasciste erano buone, dato che molti fra coloro stessi, che dovevano applicarle, le applicavano alla rovescia? Per un delegato o un carabiniere o un fascista, che fu umano con noi 1 Da "Il Mondo," 6 agosto 1949, a firma "Gaetano Salvemini." Riprodotto in "Contro• corrente," agosto 1949. [N.d.C.] 762 BiblotecaGino Bianco
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