Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Ottimismc repubblica ... repubblicana, e non una repubblica qualsivoglia, non negoziarono nessun pateracchio coi clericali e coi monarchici, rimasero intransigenti sul loro terreno, lavorarono per sette anni alla costruzione della loro repubblica e alla fine vinsero. Ecco il vostro compito d'oggi e di domani: riconoscete coraggiosamente di essere stati sconfitti, fate punto e da capo, e proponetevi un piano decennale di lavoro per sostituire la repubblica vostra alla repubblica monarchica dei preti." Ogni volta che ho fatto questo discorso ed ho concluso col piano decennale di lavoro, ho visto da Torino a Venezia, da Trento a Firenze, sfavillare gli occhi con lampi di fede e di ardore. Essere pessimisti con questa gente qua? Manco per idea! - E la Terza guerra mondiale? E la bomba atomica? Non distruggeranno esse in Italia quel che la Seconda guerra non ha distrutto? Come si fa ad essere ottimisti con quella roba là sul cuore? - Giustissimo. Quando dicevo che il popolo italiano si riavrà con una rapidità che nesfì d . "l ,, suno sospettava nora, avevo aggmngere: sa vo una nuova guerra, cioè salvo un nuovo accesso di follia. Ed un accesso di follia diventa perfettamente naturale negli uomini, non appena arrivano agli alti gradini della scala sociale. Ma a questo punto dovrebbe intervenire nel pensiero degli italiani una corrente di fatalismo. E il fatalismo, dopo tutto, è una forma, sia pure deteriore, di ottimismo. Gli italiani, grazie a quella lungimirante politica che av~va sempre ragione, sono ridotti a una condizione di impotenza militare quasi assoluta. Non possono né promuovere una guerra né evitarla. Della terza pazzia mondiale, con annessa bomba atomica, non essi saranno i responsabili. Se avessero responsabilità, avrebbero mille e una ragione per perdere il sonno. Non avendo nessuna responsabilità negli affari di tutto il mondo, possono dedicarsi tranquillamente ai loro affari di ogni giorno. Quando la tempesta scoppierà, essa travolgerà non la sola Italia, l'Europa intera. Frattanto guariscano le loro ferite, come se nulla dovesse avvenire che le riapra. Non stiano a tormentarsi col pensiero di eventualità su cui non possono esercitare nessuna influenza, né negativa né positiva. I contadini italiani hanno ripiantato gli ulivi e le viti, senza stare ad almanaccare se la terra fecondata dalla loro fatica sarà di nuovo calpestata dai carri armati e dagli affusti delle artiglierie. Il muratore rimette mattone su mattone proprio dove era caduta una bomba, senza domandare a nessuno se e quando e perché cadrà un'altra bomba a sfasciare il suo lavoro. Gli italiani pensino un po' meno a quel che succede in Cina, e un po' piu a quel che succede a Peretola. Da questo genere di fatalismo germoglierà un ottimismo, almeno moderato, nel loro cuore. Qui casca l'asino anche a me, amico lettore. Gli italiani si interessano piu della Cina che di Peretola. Neanche il disastro della Seconda guerra mondiale li ha guariti dalla smania di andare in giro per il mondo, insieme con don Chisciotte, "buscando avventure." L'accademia navale di Livorno (senza flotta, o quasi, o con ferri vecchi che si chiamano flotta) è stata 751 Bibloteca Gino Bianco

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