Ottimismo che la repubblica dovrebbe dare nella storia d'Italia il primo esempio di pacificazione, lasciando tutti i fascisti - non solamente i piu umili che furono innocui, ma anche i piu alti, che furono nocivi - a godersi i frutti di tanti anni di onesto lavoro? Questa repubblica "pacificatrice" sarebbe una dilatazione e una trasvalutazione della esperienza comunale medievale. Che diavolo vuol mai dire? Il colmo della meraviglia si prova quando lo scrittore si mette a insegnarci che la repubblica del 2 giugno ha "il valore di un'affermazione morale." - Guarda, guarda chi si vede: la morale! La credevamo morta, ed eccola che risorge dalla tomba in cui l'avevano composta le famose posizioni intellettualistiche. La lettera coi suoi pretenziosi imparaticci crociani e gentiliani è documento tipico di quella confusione intellettuale e vacuità morale, con cui venti e piu anni di mala educazione fascista hanno sconvolto le teste e i cuori in Italia. Quelle malattie - se si vuol essere giusti - esistevano in Italia prima ancora che il duce e i suoi filosofi e gerarchi salissero sui loro piedistalli. Diventarono piu generali e piu profonde e piu malefiche dopo. Gli effetti continueranno a farsi sentire per molti anni ancora. Si tratta di malattie a lungo decorso. Speriamo che gl'italiani, dopo aver fatto l'esperienza dell'ostetrico infallibile, ritornino a farsi curare da mediocri medici condotti che sappiano usare con pazienza metodi empirici. Ottimismd Chi ritorna in Italia, vedendo con l'immaginazione quello che deve essere stato il Paese fra l'autunno del 1943 e la primavera del 1945, rimane stupefatto per lo spettacolo che gli si offre da Torino a Venezia passando per Milano, e qualche città minore, come Cavour, Alessandria, Biella, Bergamo, Trento, Padova, Treviso, e poi da Venezia a Firenze passando per Ravenna, e poi da Firenze a Roma facendo visite in Valdelsa, a Perugia e nel Senese, e interrogando centinaia di persone lungo la strada. Non sono ancora stato a Roma e non so se Roma e i paesi a sud di Roma demoliranno le prime impressioni. Certo è che queste impressioni, dopo due mesi e mezzo di osservazioni, sono entusiastiche. (Prego tener presente che prima di venire in Italia sono stato sempre d'umor nero come la cappa del camino.) 1 Da "Il Ponte," novembre-dicembre 1947, pp. 953-958, a firma "Gaetano Salvemini." Riprodotto in "Controcorrente," dicembre 1947, e in Italia scombinata, cit., pp. 23-28. [N.d.C.] 747 Bibloteca Gino Bianco
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