Italia scombinata sé, ma aveva bisogno di obbedire e non sapeva obbedire che al bastone. Di tutti i delitti commessi dai fascisti italiani contro il popolo, a cui appartengono, questo non dovrebbe essere mai perdonato dagli interessati: il disonore metodicamente inflitto a quel popolo per elevare un solo uon10 su un piedistallo di falsa gloria. Come poi combinassero questo disprezzo verso il loro popolo con la opinione che lo stesso popolo fosse capace di grandi imprese purché spronato da un dittatore, cosi'. come il ciuco è spronato dall'asinaio, solamente poteva essere compreso da chi rifuggiva dalle posizioni intellettualistiche. Non vorrei essere frainteso. Le deficienze del carattere italiano sono innegabili. Ma altro è riconoscerle, e cercare di correggerle per quanto è possibile, mediante un amoroso, paziente e lungo lavoro di esperienze sfortunate e fortunate; e altro è affidare quel popolo a una masnada di bruti, che dissipino anche quel poco di educazione politica e di esperienza, che era stato possibile raggiungere a,ttraverso il tirocinio della libertà. Ad ogni modo, quali sono stati i risultati di quel Governo che solo il fascismo seppe dare all'Italia? La partoriente è sempre viva o mori'.? Questo che dovrebbe essere il problema centrale in ogni discussione, non esiste per lo scrittore della lettera, troppo occupato a condannare "l'antifascismo nomade e professionale" che non seppe condurre la lotta politica in sede idonea. Che cosa vogliono dire quelle parole: "condurre la lotta politica in sede idonea?" È lecito supporre che la sede idonea per condurre la lotta era l'Italia. Lo scrittore trova comodo ignorare che quegli antifascisti che non si resero "nomadi," andarono a finire come "sedentari" nel confino o nella galera o furono spediti senz'altro a un mondo migliore. Non furono lasciate loro altre "sedi idonee" per condurre la lotta. E quelli che diventa• rono "nomadi,,, non diventarono tali perché ci tenessero a far gite di piacere all'estero. Vi furono costretti dalla certezza che non c'era per essi piu in Italia nessuna sede idonea, non che per condurre la lotta politica, per vivere. A questo punto, lo scrittore della lettera - se non rifuggisse dalla formulazione chiara delle idee, come dalla morte - direbbe forse che la sede idonea era il Partito fascista. Bisognava che tutti si associassero coi fascisti "nel guidare la coscienza politica del Paese.,, E la colpa degli antifascisti "nomadi,, fu questa: che avrebbero dovuto rimaner in Italia a cantare "giovinezza, giovinezza,,, e cosi'.non andare a tener compagnia agli antifascisti sedentari delle galere. Ne consegue che la sconfitta non è la perpetua minorazione e condanna politica del regime fascista, che volle e fece la guerra in quella bella maniera che tutti sanno, ma dell'antifascismo che stava in galera o vagabondava per proprio diletto. L'antifascismo nomade; secondo lo scrittore della lettera, fu anche "professionale.,, I gerarchi del fascismo che non vagabondavano, non erano "professionali.,, Si nutrirono di aria come gli angeli e i passerotti. Viceversa chi dové abbandonare professione, casa, comodità di vita, per ri744 BiblotecaGino Bianco
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