Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Italia scombinata problemi son rimasti aperti anche dopo il capolavoro cavouriano. Lo Stato popolare nasce concretamente da quei problemi che attendono una soluzione. E se occorre una tradizione per renderlo aderente alla realtà nazionale, e non il prodotto di una frattura nel processo storico, e neppure il disegno di una geometria politica, essa c'è: nell'ordine ideale, la tradizione ci è data dalla vocazione laica dell'originario Risorgimento italiano; nell'ordinamento positivo essa ci è additata da quel superbo documento di vita civile medievale che si chiama "Comune." Nella storia d'Italia non troviamo di meglio e di piu genuino e convincente: non il Principato, non la Signoria, non il Ducato, forme oligarchiche di asservimento e di corruttela, che sono l'antefatto della monarchia piemontese, la quale dovette ricercare la base giuridica del suo titolo nell'impero d'oltralpe. Se noi dilatiamo i termini di quella prima e spontanea esperienza di vita comunale, trasvalutandoli e facendoli coincidere con la presente realtà nazionale, avremo un programma di rinnovamento politico di affascinante seduzione. La repubblica, nel suo stesso etimo, è necessitata ad assumere di quella realtà la forma ideale e storica. Quella del 2 giugno scorso, a parte i suoi vagiti ed i suoi smarrimenti, ha il valore di un'affermazione morale e reca in seno la prima istanza pacificatrice della nostra storia accidentata ... Lo scrittore della lettera rifiuta le "posizioni intellettualistiche" perché "sboccano fatalmente nel moralismo politico." Chi dice che del moralismo politico e delle posizioni intellettualistiche lui non sa che farsene, dice che nella sua azione politica egli intende seguire i propri istinti non controllati da nessuna disciplina morale e intellettuale. L'istinto cieco si muove su un piano che non ha niente in comune con quello della logica e della morale (la logica non è che la moralità della ragione). Purtroppo l'uomo è fatto non solo di ragione, ma anche e soprattutto di istinti. Chi vuol spiegare i fatti umani deve ricorrere piu spesso agli istinti che alla ragione. Ma la ragione, che cerca di dominare, per quanto le è possibile, gl'istinti, la sola ragione, ci distingue dagli animali. Proclamare la superiorità della bestialità istintiva sul moralismo della intelligenza è scendere al di sotto degli animali. Questi, almeno, non fabbricano teorie. Una discussione è possibile solamente quando esistono assiomi e postulati comuni da cui partire, e si è disposti a seguire un metodo logico comune nel dedurre le conseguenze di quegli assiomi e postulati. Col manganello fascista non si ragiona. Lo scrittore della lettera rende responsabile della catastrofe italiana non solo l'antifascismo, ma anche "un certo fascismo." Vi sono dunque due fascismi: "un certo fascismo" che non gli va, e il fascismo buono, il suo. Quale sia quel "certo" fascismo, si guarda bene dal definire, fedele al metodo di evadere le posizioni intellettualistiche, cioè di non mettere nessuna chiarezza nelle proprie idee. Se dovesse definirlo, dovrebbe riconoscere che esso si somiglia al fascismo suo, che è il buono, come un uovo marcio si somiglia a un altro uovo marcio. Il fascismo buono è quello di cui Mussolini aveva la privativa. Infatti lo scrittore contrappone alla "tradizionale e intima .fiacchezza italiana" l'eroismo di Benito Mussolini, che cosciente di quella .fiacchezza, compf il disperato tentativo di renderla virile: ma purtroppo dovette ac742 BiblotecaGino Bianco

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