Italia scombinata là, il popolo italiano, carogna, buono a nulla; e in mezzo Mussolini, il tiranno, che, essendo quello che era anche lui e non essendo tenuto a freno dal popolo italiano buono a nulla, comandava a bacchetta il povero innocente re. Questi, lasciato senza aiuto dal popolo carogna, non poteva che soggiacere al tiranno. C'è in questo sistema di idee, come in tutti i sistemi di idee, un granello di verità. Si può, per esempio, affermare con solido fondamento che attribuire a Vittorio Emanuele III tutta la responsabilità della Marcia su Roma è ingiustizia lampante. La massima responsabilità di quel colpo di · Stato spetta ai comandanti di divisione, che nell'autunno del 1920 dettero direzione, armi e camion ai fascisti; ai nazionalisti che comandavano i militari; a Bonomi, allora ministro della Guerra, che autorizzò i militari a violare le leggi; e a Giolitti, ministro dell'Interno, e Fera, ministro di Grazia e Giustizia, sotto i cui ordini prefetti e procuratori generali lasciarono fare. E poi al cugino del re, duca d'Aosta, che partecipò alla congiura dei generali e dei nazionalisti. E poi, senza voler enumerare tutti gli altri responsabili fino all'ottobre 1922, all'ammiraglio Thaon di Revel e al generale Diaz, che nella notte dal 27 al 28 ottobre consigliarono il re di non opporsi ai fascisti, nella speranza di ricavare un Ministero Salandra da quello scompiglio. E poi alla maggioranza parlamentare: responsabili piu di tutti i deputati del Partito popolare, fra i quali De Gasperi, che misero il polverino sul colpo di Stato militare ed antiparlamentare, votando la fiducia al duce, e dandogli pieni poteri. Tutto questo è vero. Ma Vittorio Emanuele III, che cosa fece dall'autunno del 1920 all'autunno del 1922? Non sapeva, lui il capo dell'esercito, quello che facevano i generali del suo esercito? Avendo giurato fedeltà alla Costituzione, rimase fedele al suo giuramento, lasciando che i generali del suo esercito facessero quello che facevano? E la mattina del 28 ottobre non fu forse lui a negare la firma al decreto di stato d'assedio propostogli dal Consiglio dei ministri? Non ebbe, dunque, anche lui la sua parte di responsabilità nella Marcia su Roma? Perché mettere in luce la responsabilità di tutti meno quelle del re? E poi, quando Mussolini fece della milizia un esercito suo personale• di pretoriani, legalmente riconosciuto, e cosf violò l'articolo 5 dello Statuto, non trovò nel re il suo complice necessario? I deputati furono responsabili anch'essi per avere inghiottito quella illegalità. D'accordo. Ma la prima responsabilità di quella illegalità non spetta, oltre che a Mussolini, anche al re? E il decreto legge incostituzionale sulla stampa del giugno 1923? E il rifiuto di prendere cognizione del memoriale Filippelli, e del memoriale Rossi àopo l'assassinio di Matteotti? E la pubblica stretta di mano a Marinelli, non riconosciuto innocente ma amnistiato per l'assassinio di Matteotti? E la visita a Predappio per rendere omaggio alla tomba che rinserra il defunto genitore? E via, e via, e via, fino alla guerra del 1940-43. Gli italiani furono responsabili per non aver mandato al diavolo il re 7.38, BiblotecaGino Bianco
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==