Carlo e N elio Rosse/li centi. Ma nessuno di noi, sia che abbia partecipato materialmente a quella battaglia, sia che ne sia stato moralmente responsabile o per avere approvato i suoi compagni di fede o per non averli condannati, mentre avrebbe potuto parlare, nessuno di noi se ne vergognerà mai. Nessuno di noi elemosinerà circostanze attenuanti. Si vergogni e domandi le circostanze attenuanti chi tracciò fra le due Patrie italiane una frontiera infame, e chi approvò quell'infamia. E dopo la guerra di Spagna, venne la catastrofe, che travolse la Francia, e quasi travolse l'Inghilterra e la Russia. E l'America dové ancora una volta intervenire in Europa per salvare se stessa dalle conseguenze dello sfacelo altrui. Solo allora i governanti dei Paesi in guerra con Hitler e Mussolini, si accorsero che non bastava opporre sottomarini a sottomarini, aeroplani ad aeroplani, carri armati a carri armati; occorreva opporre ideali a ideali. E si dettero a balbettare parole che, annunziate risolutamente cinque anni prima, avrebbero evitato il disastro. E anche balbettate ora con esitazione e in forma equivoca poco impegnativa, sollevarono speranze, e dettero a molti forza per combattere e morire. Secondo i nostalgici del passato, la disfatta italiana nella Seconda guerra mondiale fu dovuta a quegli oppositori della dittatura che erano condannati al silenzio in Italia, o marcivano nelle galere, o erano sequestrati nei domicili coatti, o erano dispersi per il mondo, o erano stati spediti all'altro mondo, corne Carlo e Nello Rosselli. Chi voglia apprezzare lealmente le responsabilità del disastro italiano, deve risalire solamente - dico solamente - alla cecità, con cui un forsennato e i suoi cortigiani si precipitarono, in una voragine senza fondo: prima l'attacco contro la frontiera francese, e poi l'aggressione alla Grecia, e poi l'avanzata verso l'Egitto, e poi la spedizione in Russia: e per giunta centinaia di migliaia di uomini sparpagliati nell'Africa orientale, nelle is-ole dell'Egeo, nella Grecia, nell'Albania, nel Montenegro, nella Dalmazia, nella Slovenia, nella Corsica, nella Francia meridionale; e finalmente il consegnarsi mani e piedi legati ad un alleato-padrone, dal quale • non c'era da aspettare nessuna generosità. L'uomo della strada non tardò a pronunciare la sua sentenza: "Se perdiamo siamo perdenti, se vinciamo , siamo perduti." In condizioni cosf disperate, vi furono italiani, che in Italia e fuori d'Italia rifiutarono la loro complicità alla guerra fascista, denunciarono il pericolo e previdero con certezza matematica il disastro verso il quale l'Italia era trascinata. E quando le loro previsioni si avverarono, cercarono di mettere fine al piu presto possibile ad una strage tanto piu rovinosa quanto piu si prolungava. E a disastro avvenuto accettarono, senza beneficio d'inventario, una eredità fallimentare, facendo quel che sapevano e potevano per liquidarla. E per quanti errori abbiamo potuto commettere, si deve ad essi se le sorti del popolo italiano non furono cos1 terribili come quelle che toccarono dopo la disfatta al popolo tedesco e al 731 ·BiblotecaGino Bianco
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