Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Carlo e Nello Rosse/li vano contro le truppe di Mussolini e di Franco. "Dove vanno?", domandò Carlo, salutando un gruppo di partenti. Vanno verso la patria ideale, la patria per cui lottammo in Italia, per cui lottiamo oggi nell'emigrazione, per cui soffrono in galera tanti compagni nostri, per cui tanti sono morti [ ... ] . L'antifascismo italiano si è affermato in Ispagna [ ...] . Finita la favola di un antifascismo che non si batte. Finita la diffamazione <li un proletariato italiano incapace di reagire al fascismo. L'azione non l'abbiamo solo predicata. L'abbiamo vissuta [ ...]. Mai come oggi possedemmo la coscienza di avere agito in nome e per conto della immensa maggioranza del popolo italiano, portando in Spagna, contro i generali - fascisti e i loro alleati hitleriani e mussoliniani, la voce e il braccio dell'Italia proletaria [ ... ] . Oggi in Spagna, domani in Italia. Molti in Italia pensano - e sarebbe viltà ignorarlo - che Carlo e i suoi compagni combatterono in quella guerra contro "la Patria" e per questo li condannano. Se una torbida dottrina non offuscasse il loro pensiero, costoro rifletterebbero che la Patria non è semplicemente il territorio, sul quale vive una popolazione, e non è il Governo che fa la legge in quel territorio, e meno che mai l'uomo che si trova in un dato momento al Governo in quel territorio. La Patria è quel nodo di solidarietà morali, che tiene stretti insieme gli eredi di una data tradizione civile, anche se militanti in partiti diversi, anche se dimoranti in territori lontani gli uni dagli altri, e sotto Governi diversi. Chi aveva spezzato quel nodo, interdicendo l'acqua e il fuoco a coloro che rifiutavano di riconoscere loro il monopolio del patriottismo, non aveva il diritto di meravigliarsi se contro la patria che egli aveva monopolizzato trovò schierata in Ispagna quella "patria" che lui stesso aveva dichiarato incompatibile con la sua. Nella guerra di Spagna la Patria fascista e la Patria antifascista erano divise non da una frontiera territoriale, ma da una frontiera ideale che le spartiva non solo in Italia, ma in ogni parte del mondo dove un antifascista si incontrava con un fascista. Le due Patrie divise dalla dittatura fascista si scontrarono nel marzo 1937 nella battaglia di Guadalajara. In quella battaglia la Brigata internazionale, della quale faceva parte il battaglione Garibaldi, formato da antifascisti italiani, si batté con un esercito al cui centro erano truppe mandate da Mussolini. Queste truppe furono disfatte dopo una settimana di combattimento furioso. Italiani, che avevano dedicato la vita a un ideale combatterono contro italiani che erano stati mandati a servire una causa del tutto indifferente ai piu. Molti credevano di esser stati mandati a guadagnar la vita per sé e per le loro famiglie in Africa e invece si trovarono a combattere in Ispagna. E qui si trovarono di fronte a italiani che militavano sotto il nome di Garibaldi. È da meravigliarsi se alla fine si siano rifiutati di combattere per una causa che non era mai stata la loro? Quel che meraviglia è che abbiano combattuto per una settimana ìntera prima di sbandarsi. Fu una tragedia che il duce tenne nascosta perché ne usd disonorato, né i vincitori mai se ne rallegrarono, perché non può dare gioia una vittoria riportata in una guerra civile su avversari molti dei quali inno730 BiblotecaGino Bianco

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