Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Nelio Rosselli un sottotenente di artiglieria. Aveva ancora qualcosa dell'adolescente nella sua carnagione rosea e nei suoi occhi azzurri come il cielo di Firenze. Si chiamava Nello Rosselli. Era# iscritto alla università. Progettava di dedicarsi alla storia e mi domandava i miei consigli. Io conoscevo di nome, e un po' anche personalmente, sua madre, scrittrice assai apprezzata e amica di una mia carissima amica. "C'è un argomento," gli dissi su due piedi, "che sembra fatto proprio per te: l'ultimo periodo della vita di Mazzini dal 1860 al 1872 quando egli 1nod a Pisa ospite di un tuo prozio. Il primo movimento operaio sotto bandiera mazziniana nell'Italia unificata. Apparizione dell'Internazionale bakuninista e marxista sul teatro italiano. La lotta fra Mazzini e Bakunin. Argomento bellissimo, quasi intatto. Ecco la tua tesi di laurea. Soggetto non facile e molto faticoso, ma tale da meritare e compensare largamente il lavoro di un giovane intelligente e ambizioso. Naturalmente, per ora devi badare alle lezioni e agli esami. Ma nei rita4 gli di tempo comincia a impadronirti di quel poco che è stato pubblicato sull'argomento e sugli argomenti affini." Pochi giorni dopo Nello ritornò. Questa volta non era solo. Lo accompagnava suo fratello Carlo. Questi stava per finire gli studi alla Scuola superiore di scienze sociali e preparava la tesi di laurea sul socialismo contemporaneo. Presto si aggiunse alla compagnia Ernesto Rossi, reduce dalla guerra, mutilato, decorato al valore, destinato ad essere condannato nel 1931 a venti anni di galera dal Tribunale speciale fascista. Dal 1919 al 1925 quei tre giovani furono la mia nuova gioventu. Mi infondevano fede e coraggio nelle ore di sconforto, e io davo loro quel tanto di esperienza che avevo raccolto negli studi e nella vita. E dopo averli conosciuti e amati e rispettati, e dopo quanto essi fecero e soffrirono, non mi è stato piu possibile sfuggire ai miei doveri o arrendermi alla pigrizia. In questi venticinque anni essi mi sono stati maestri di vita. Nella primavera del 1921 Carlo, sebbene non appartenesse alla mia scuola, mi portò a leggere la sua tesi di laurea. Era stata premiata col massimo dei voti e la lode e lui credeva di aver fatto un capolavoro. Io gliela tempestai con uno sterminio di punti interrogativi, punti esclamativi, cancellazioni spietate delle sue opinioni personali dove i fatti avrebbero dovuto dominare padroni del campo, e ogni altro genere di critiche demolitrici. Carlo mi raccontava che quella era stata una grande prova nella sua vita. Mi odiò per alcuni giorni. Ma ci ripensò su, riconobbe che il lavoro andava rifatto. E lo pensò e ripensò fino al 1930, quando lo pubblicò a Parigi sotto il titolo Socialùme Libéral. Anche Nello "passò i suoi guai," come dicono a Napoli. La prima stesura di Mazzini· e Bakunin saltò tutta per aria sotto la bufera delle mie critiche e per la necessità di ulteriori ricerche su punti ancora oscuri. La seconda stesura ne vide anch'essa delle belle. La terza stesura era ormai buona come tesi di laurea. Ma ce ne voleva perché fosse un lavoro perfetto. Nello a questo punto mi disse che non mi avrebbe fatto piu leggere niente, che di quel passo il lavoro non avrebbe mai doppiato il capo delle 719 Bibloteca Gino Bianco

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