Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Carlo e N elio Rosselli frontiera italo-austriaca per domandare se Matteotti era passato di là per andare a Vienna e Farinacci pubblicò sul suo giornale un articolo in cui insinuava che Matteotti aveva preso il volo in compagnia di una donnina allegra. Nel pomeriggio del 12 giugno, un funzionario della polizia, che prendeva sul serio il suo ufficio piu che non avesse dovuto, scopd il numero dell'automobile in cui Matteotti era stato rapito; da quel numero risali'. al garage a cui l'automobile apparteneva; e al garage venne a sapere che l'automobile era stata presa a nolo da Filippelli, direttore del quotidiano fascista Corriere Italiano ed era stata consegnata a Dumini. Tre ore dopo aver ricevuto questa informazione, Mussolini annunziò alla Camera che la polizia faceva ricerche alle stazioni di frontiera e formulò l'augurio che Matteotti presto ritornasse a prendere il suo posto nella Camera. Sperava ancora di poter imbrogliare le acque, in modo da deviare le ricerche dei colpevoli. Le sue speranze furono deluse da un altro funzionario della polizia, che faceva sul serio il suo mestiere e che nella notte dal 12 al 13 giugno arrestò Dumini alla stazione di Roma. 'Informato dell'arresto, il direttore generale della polizia, De Bono, si precipitò a colloquio con Dumini, prima che questi fosse condotto in prigione, gli raccomandò di "negare, negare, negare," tentò, d'accordo con due generali della milizia fascista, di far sparire i pantaloni insanguinati di Matteotti che si trovavano nella valigia di Dumini, e trafugò un pacco di carte appartenenti a Dumini che si trovavano nell'ufficio stampa di Mussolini. La mattina dopo, Filippelli, il direttore del Corriere Italiano, che a quell'ora avrebbe dovuto essere arrestato, pubblicò nel suo giornale un articolo, in cui accusava Matteotti di complicità nell'uccisione del fascista Bonservizi che era avvenuta a Parigi due mesi prima, raccontò che un gruppo di fascisti, nel giorno della scomparsa di Matteotti, era arrivato a Roma dalla provincia di Rovigo, la circoscrizione elettorale di Matteotti, e lanciò l'ipotesi che Matteotti fosse stato rapito e ucciso da quei fascisti che avevano voluto vendicare il loro camerata di Parigi. Sarebbe inutile continuare a descrivere tutte le manovre con cui, dopo l'assassinio di Matteotti, Mussolini ed i suoi associati tentarono di deviare i sospetti del pubblico e le indagini della polizia dalla banda Dumini. "Bisogna far confusione," diceva Mussolini in quei giorni, "piu confusione si fa, meglio è." La stessa tecnica, far confusione, è stata applicata nel caso dei fratelli Rosselli. Se l'argomento consentisse le buffonate, si potrebbero fabbricare infinite ipotesi, una piu squinternata dell'altra, per spiegare l'assassinio di Carlo e di Nello Rosselli. Per esempio, si potrebbe affermare che Carlo fu ucciso da sicari prezzolati dall'allora primo ministro francese Léon Blum, perché Carlo Rosselli aveva sedotto la signora Blum; che Carlo Rosselli fu ucciso per ordine dell'arcivescovo di Canterbury, perché portava nel suo portafoglio documenti segreti i quali dimostravano che l'arcivescovo di Canterbury era stato l'amante di Mrs. Simpson e aveva voluto per gelosia impedire il matrimonio di Mrs. Simpson con Edoardo VIII; che Carlo Rosselli e suo fratello furono assassinati per ordine del sindaco di 717 Bibloteca Gino Bianco

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