Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Carlo e Nelio Rosselli selli e che Rosselli naturalmente era disposto a consegnare a Mussolini come pegno della propria conversione. Che Rosselli abbia avuto attriti in Spagna con un gruppo di anarchici italiani, è vero. La storia degli eserciti volontari spesso presenta dissensi fra i gruppi politici diversi che vi si trovano associati. Ma se degli anarchici italiani fossero giunti nelle loro controversie fino al punto di voler sopprimere Rosselli, lo avrebbero soppresso in Spagna, prima che Rosselli fosse costretto dalla malattia ad abbandonare il fronte di combattimento. Una palla avrebbe potuto facilmente partire di notte da un fucile o da un revolver misterioso. Gli anarchici non avrebbero aspettato dei mesi per andare ad uccidere Rosselli a Bagnoles. È da tenere presente anche che gli anarchici non hanno l'abitudine di mettersi in quattro o cinque per ammazzare un uomo. Questa è un'abitudine fascista. L'anarchico agisce individualmente. E dove avrebbero gli anarchici trovato i larghi mezzi finanziari indispensabili a preparare ed eseguire l'imboscata? A parte ogni altra considerazione, gli anarchici non sconfessano mai un atto di violenza quando uno di essi ne è l'autore. In questo caso il Comitato anarchico pro Spagna e i comitati e gruppi regionali ad esso aderenti protestarono immediatamente "contro l'assassinio ignominioso consumato dai sicari del governo fascista d'Italia sulla vita dei fratelli Rosselli." Una simile manifestazione sarebbe priva di valore se la facesse Mussolini. Nell'affare Matteotti egli lanciò il sasso e nascose la mano. Venendo da anarchici, essa deve essere accolta come sincera e valida. Non si vede, poi, perché gli anarchici avrebbero voluto vendicare con la morte di Rosselli la morte di Berneri. Gli anarchici non hanno mai accusato Rosselli, ma i comunisti, di aver fatto assassinare Berneri. Rosselli e Berneri erano amici personali fin dal 1921, quando si conobbero a Firenze, essendo studenti universitari. Berneri dové difendersi presso alcuni compagni anarchici dall'accusa di mantenere rapporti di buon vicinato col movimento di Giustizia e Libertà. Le lettere in cui Berneri si difendeva dall'accusa sono state pubblicate in un ebdomadario anarchico di New York, l'Adunata dei Refrattari, il 5 giugno 1937. Quando la notizia dell'assassinio di Berneri giunse a Parigi, Rosselli parlò con affetto e rispetto di Berneri in Giustizia e Libertà, della sua "spontanea e sorridente cordialità" e della sua vita "interamente consacrata all'idea" (14 maggio), e affermò che "nessuna giustificazione può esistere per un crimine cosI mostruoso" (21 maggio). Non v'è dunque senso comune nell' attribuire agli anarchici la volontà di vendicare Berneri su Rosselli. Quanto ai documenti che sarebbero stati sottratti a Berneri in :Barcellona e consegnati a Rosselli, basterà osservare che se quei documenti realmente fossero esistiti, se fossero stati realmente trafugati dagli uccisori di Berneri, e se realmente fossero stati cosI gravi che gli anarchici amici di Berneri volessero impadronirsene mediante un feroce delitto, è ridicolo pensare che gli uccisori di Berneri avrebbero mandato quei docu713 Bibloteca Gino Bianco

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