Carlo e Nello Rosselli aveva incaricato suo fratello Nello di tastare il terreno in Italia per sapere quale trattamento le autorità fasciste gli avrebbero fatto, qualora egli fosse ritornato in Italia per collaborare con Mussolini. Nello era stato una volta antifascista. Si era in seguito ravveduto, e cosf aveva ottenuto che gli fosse restituita la cattedra di insegnante nella università di Firenze, di cui era stato privato per le sue opinioni politiche. Egli era l'uomo adatto per i negoziati. Secondo il Matin del 12 giugno le trattative non avevano ancora dato un risultato. Il corrispondente parigino del Tz·mes il 14 giu- , gno, poté assicurare i suoi lettori che Carlo aveva già ottenuto il permesso di ritornare in Italia. Dunque la polizia francese avrebbe dovuto cercare gli autori del delitto nei "centri parigini dell'antifascismo," fra i collaboratori di Carlo Rosselli. Essi dovevano impedire che Rosselli si mettesse a servizio di Mussolini e tradisse i loro segreti. Per questo lo fecero sopprimere. Essi soli sapevano che Rosselli sarebbe andato a Bagnoles. Nello pagò con la vita il tentativo di ricondurre all'ovile il fratello. Questo catafalco di menzogne peggiori di un delitto - come le ha definite la moglie di Rosselli - cade nel fango su cui è costruito, non appena si osservi che tutti gli scritti, tutti i discorsi, tutte le attività di Carlo Rosselli contro il fascismo furono, negli ultimi mesi della sua vita, risoluti e intransigenti contro il fascismo né piu né meno che negli anni precedenti. Nel numero del 21 maggio di Gz'ustz"ziae Libertà, Rosselli impiegò ben cinque colonne per pubblicare gli ordini segreti dati da Mussolini alla stampa nei mesi di gennaio, febbraio, marzo, aprile e maggio 1937. Quel documento mise in piena luce i fini reconditi della politica estera mussoliniana. La traduzione francese degli stessi ordini apparve nel medesimo numero. È mai credibile che una pubblicazione di questo genere fosse fatta da un uomo che negoziava con Mussolini la resa a discrezione? In un comizio tenuto a Parigi il 22 maggio per commemorare il comunista Gramsci ucciso a fuoco lento nelle galere fasciste, Rosselli denunciò Mussolini come il responsabile di questo nuovo assassinio. Nel numero dell'll giugno, l'ultimo da lui compilato, Carlo osservò che cadeva in quei giorni l'anniversario della morte di Giacomo Matteotti "assassinato per ordine di Mussolini in Italia": "Noi non possiamo degnamente commemorare i morti," egli scrisse, "se non riaffermando - ed attuando - il proposito di continuare fino in fondo e sempre piu fieramente, la nostra battaglia. In nome di tutti coloro che han dato in Italia, in Spagna, in esilio, la loro vita all'Idea, intensifichiamo la nostra offensiva contro il nemico, nel Paese, per colpirlo nelle basi stesse su cui poggia il suo nefasto dominio." Nello stesso numero del giornale, si poteva leggere l'informazione che la spada dell'Islam, che Mussoli,u si era fatto offrire dagli arabi di Tripoli nel marzo precedente, era stata fabbricata in Italia dalla fonderia Vignali di Firenze, sul disegno di un album del periodo guglielmino inviato da Goering a Mussolini. Nello stesso numero erano umoristicamente commentate le rivelazioni che M.lle de Fontanges aveva pubblicate in quei giorni su BiblotecaGino Bianco
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