Carlo e N elio Rosselli Nessuna meraviglia se ascoltarono la voce dei loro connazionali e si rifiutarono di battersi per una causa che non era la loro. Italiani e costretti con l'inganno a servire un'idea politica repugnante alla loro coscienza, si arresero a italiani, che lottavano per la libertà dell'Italia. La meraviglia è che si siano battuti per una settimana prima di arrendersi. Carlo era ammalato in Francia quando avvenne la battaglia di Guadalajara. Ma i suoi fieri messaggi e il suo esempio personale avevano dato la spinta fra gli esuli italiani al movimento da cui era derivata la · formazione del battaglione Garibaldi. Agli occhi di Mussolini, Carlo appariva come uno dei responsabili della disfatta morale in cui il fascismo era caduto. Mussolini cercò di nascondere il disastro agli italiani. Carlo, in Giustizia e Libertà, 23 aprile, pubblicò i nomi e le fotografie di 227 italiani che erano stati fatti prigionieri a Guadalajara, e fece pervenire molte copie di questo elenco in Italia alle famiglie dei prigionieri che erano senza notizie. Cosf egli segnò il suo destino. Solo otto giorni dopo che Carlo Rosselli era stato assassinato, Mussolini ammise il rovescio di Guadalajara in un articolo da lui pubblicato senza firma sul Popolo d'Italia, del 17 gmgno. 9. L'assassinio Carlo andò alla stazione termale di Bagnoles il 27 maggio per curare la flebite. Nello arrivò da Firenze a Bagnoles il 6 giugno per passare alcuni giorni in compagnia del fratello. Quaranta giorni prima era nato il suo quarto bambino, e si proponeva di tornare in famiglia entro una settimana. Qualcuno, certamente, seguf a Bagnoles Carlo e studiò le sue abitudini. Carlo impiegava la mattinata nel fare la cura; lavorava nella sua camera fin verso le 5,30 pomeridiane; allora usciva sulla sua automobile per prendere aria per la campagna durante un paio d'ore; nel tornare all' hotel verso sera per il pranzo, evitava il traffico della strada maestra e percorreva una via secondaria non molto frequentata che attraversa il parco-foresta di Couterne. Quella via, in quel punto, s1 prestava perfettamente ad un'imboscata. Gli esecutori del delitto furono quattro, secondo la testimonianza di una ragazza che li vide allontanarsi a impresa compiuta. Secondo altri testimoni, cinque. Tornando all'hotel, dopo il solito giro pomeridiano, Carlo ed il fratello dovettero essere fermati dalle persone di un'altra automobile e fatti scendere con una scusa. Carlo, che era al volante, usd dalla sinistra e Nello dalla destra. Appena smontato dalla macchina, Carlo fu aggredito con quattro colpi di pugnale, due dei quali alla carotide. La morte dové essere istantanea. La mano che diresse il pugnale era quella di un professionale 706 BiblotecaGino Bianco
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==