Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Carlo e N elio Rosse/li intelligenza diretta, sveglia. I tedeschi sono il meglio che la Germania possa dare: e questo non è dir poco. Parecchi fra loro sono stati induriti dalla persecuzione ed hanno da fare la loro vendetta. Ma se nella colonna si andasse ai voti, sembra che gli italiani avrebbero la palma. Essi associano cavalleresca passione e devozione con supremo coraggio, ingegnosità e disciplina. Non· c'è dubbio che l'italiano è un soldato di prim'ordine quando si batte per la causa che gli sta a cuore. Nel marzo 1937, nella battaglia di Guadalajara, la Brigata internazionale si trovò faccia a faccia con una vasta formazione militare, di cui faceva parte una massa di 16.000 italiani mandati da Mussolini per la conquista di Madrid. Le truppe di Franco furono arrestate e disfatte dopo una settimana di combattimenti furiosi. Esse lasciarono sul terreno tremila morti e un vasto bottino di cannoni, mitragliatrici, camion, fucili, munizioni, viveri. Un migliaio di italiani, ufficiali e soldati, furono fat• ti prigionieri. Parecchi si arresero senza resistenza e fraternizzarono con le truppe repubblicane. Il fattore decisivo nella battaglia fu l'intervento del battaglione Garibaldi. La disfatta delle forze fasciste rinnovò nei giornali la memoria del rovescio subito dall'esercito italiano a Caporetto nell'ottobre 1917. La verità storica è che tutti gli eserciti belligeranti ebbero nella guerra mondiale le loro "Caporetto." Gli eserciti francesi e inglesi inaugurarono sulla frontiera del Belgio la guerra con una "Caporetto" che portò i tedeschi quasi alle port€ di Parigi. L'esercito austriaco nell'estate e nell'autunno del 1914, e nella primavera del 1915 non fece che "caporettare" senza tregua. L'esercito russo a Gorlice nel maggio 1915 ebbe una delle piu colossali "Caporetto" che la storia ricordi. Gli italiani ebbero la loro "Caporetto" non al principio della guerra, come i francesi e gli austriaci, ma dopo che erano stati provati da piu che due anni di duri combattimenti e di stupida direzione. Dal marzo al maggio 1918, gli eserciti della Inghilterra e della Francia ebbero in Piccardia un'altra "Caporetto" coi fiocchi, perdendo 28.000 pezzi di artiglieria e 200.000 prigionieri. La battaglia • di Guadalajara mise faccia a faccia antifascisti italiani, che si battevano per un ideale a cui avevano dedicato la vita, e italiani mandati in Ispagna a battersi per una causa a cui essi erano del tutto estranei. Molti erano stati ingannati: avevano creduto di essere mandati in Abissinia a lavorare, a guadagnare il pane per le loro famiglie, e si trovarono in Ispagna. Nessun interesse del loro Paese era in gioco. Non avevano nessuna ragione di combattere contro il popolo spagnuolo, né di spargere il loro sangue a servizio dei generali, dei vescovi e dei grandi proprietari spagnuoli. Il preteso pericolo comunista li lasciava indifferenti. Che cosa avrebbero essi da perdere se il comunismo trionfasse in Spagna o magari in Italia? Le loro ricchezze? Non ne hanno. La libertà? Non ne hanno. La facile vittoria che era stata loro promessa sbarcando in Spagna, si era trasformata in una dura guerra. Come se tutto questo non bastasse, si trovarono a dover , battersi con altri italiani, sulla cui bandiera era il nome di Garibaldi. 705 Bibloteca Gino Bianco

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