Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Carlo e N_ello Rosse/li Il 19 agosto, un gruppo di 150 uomini partf per la frontiera aragonese. Democratici, socialisti, comunisti, anarchici, finanche un democratico-cristiano seguace di don Sturzo, erano convenuti dalle piu diverse terre di esilio. Alcuni erano venuti dall'Italia attraversando clandestinamente la frontiera. I piu erano uomini maturi, che avevano fatto la guerra mondiale. Tutti erano mossi da potenti convinzioni politiche. Il loro esempio si dimostrò assai utile alle milizie spagnole, che avevano poca esperienza della guerra d'oggigiorno. La mattina del 28 agosto, la colonna ebbe il battesimo del fuoco innanzi a Huesca, sulla strada fra Huesca e Saragozza. Alle 4 antimeridiane la colonna fu attaccata da circa settecento uomini armati di mitragliatrici, artiglieria e auto-blindate. I volontari italiani non avevano artiglieria. Le granate a mano che alcuni audaci, strisciando fra il pietrame e i cespugli, lanciarono contro le auto-blindate, non scoppiarono. Una delle mitragliatrici s'incantò. Nonostante tutto questo, gli italiani resistettero con calma per cinque ore, coprendosi dietro le rocce e facendo partire i loro colpi solo quando erano certi della mira. Carlo fu uno dei primi ad essere ferito e dové ritirarsi per la prima medicazione. Appena la ferita al petto, fortunatamente leggera, fu fasciata, egli si mise a contatto con un gruppo di volontari spagnoli che stavano nelle retrovie e li condusse sul punto piu minacciato dai fascisti. La comparsa di queste riserve e di tre aeroplani consigliò ai fascisti la ritirata. Essi lasciarono sul terreno un cannone, parecchie mitragliatrici e molto altro materiale. Uno dei loro morti portava con sé una corda a nodo scorsoio per impiccare i prig10men. Fra i morti in questo primo scontro vi fu il comandante della colonna, Mario Angeloni. Egli veniva da una famiglia perugina in cui le idee democratiche erano tradizionali. Aveva combattuto come volontario nella guerra mondiale come ufficiale, ottenendo medaglie al valore. Fu un oppositore del fascismo fin dal primo momento, sacrificando nella lotta ricchezza e carriera professionale. La sua abitazione e il suo studio di avvocato fu- ' rono piu volte devastati. Fu ferito e messo al bando dalla sua città. Alla fine del 1926 fu arrestato e condannato a cinque anni di confino a Lipari. Scontati i suoi cinque anni, fu rimandato a casa. Allora fuggi e venne in Francia. Quando scoppiò la rivolta di Franco; Angeloni era malato. Non aspettò di guarire, si presentò a Barcellona e qui le sue attitudini di organizzatore lo designarono al comando della prima colonna italiana. Cadde mentre muoveva all'assalto di un'autoblindata nemica. Dopo la morte di Angeloni, il comando della colonna passò a Carlo Rosselli. Il comandante di una colonna di volontari in un ambiente di quel genere aveva molta responsabilità: l'equipaggiamento dei suoi uomini, lo scavo di trincee, la costruzione di ricoveri, il rifornimento di cibo e munizioni, i contatti coi comandanti delle colonne vicine, e col comando generale del settore. Dietro al fronte di battaglia, la Catalogna era in istato di rivoluzione. Rivoluzione e guerra si accordano male. La guerra 703 Bibloteca Gino Bianco

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