Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Carlo e N elio Rosse/li per ragioni economiche e finanziarie. Le difficoltà economiche possono spingere, se mai, a cercare nella guerra un diversivo. Ma quando la guerra è vinta, il diversivo funziona e la crisi è contenuta. Dobbiamo dunque prospettare un periodo, la cui durata dipenderà da fattori non calcolabili, duro e difficile. Il vecchio antifascismo è morto. Morte sono tutte le posizioni formali e organizzative che si trascinino dietro il peso o anche solo il fato della sconfitta o l'obbligo di una coerenza anti-storica o il legame con impostazioni superate ed equivoche. Anche noi di G. e L. esamineremo il nostro problema, con spregiudicatezza, perché quello che a noi preme sono gli ideali, non i nomi o le forme. Mussolini, informato per telefono di quell'articolo, vi si precipitò sopra come la n1iseria sul mondo, e fece trionfalmente annunziare dal Popolo d'Italia del 16 maggio 1936 che Giustz'zia e Libertà aveva dichiarato la sua resa a discrezione. Carlo gli rispose nel numero del 21 maggio: Che cosa sperava il duce di ricavare dalla nostra morte politica? Nulla potrebbe ottenere. Nella ipotesi assurda che noi cadessimo, altri prenderebbe il nostro posto... Finché noi restiamo, finché noi lottiamo, resta il rimorso, resta la vergogna. Se anche pochi rifiutano, l'unanimità è rotta. La coscienza riprende i s1.1oidiritti. No. Noi non tradiremo. Né ci arrenderemo a discrezione. Un periodo finisce. Un altro se ne apre. Ma la lotta continua. Mussolini non dové aspettar molto per avvedersi che né Carlo né alcuno dei suoi collaboratori intendeva arrendersi. Nel luglio 1936, non appena fu chiaro che Mussolini interveniva in Spagna in favore di Franco, Carlo in Gz'ustz'zz·ae Lz'bertà lanciò un appello agli esuli italiani di tutti i partiti perché formassero una colonna di volontari, destinata a combattere sotto bandiera italiana accanto alle milizie popolari spagnole. Il mondo aveva voluto ignorare i tremila italiani, che avevano perduto la vita dal 1921 in poi, lottando contro i fascisti nella guerra civile in Italia; i tremila italiani che dal 1927 al 1936 erano stati condannati dal Tribunale speciale fascista ad un totale di trentamila anni di prigione; le migliaia di uomini e di donne, che erano stati mandati al confino; le migliaia di intellettuali e di operai che in Italia e in esilio avevano preferito la povertà alla rinuncia della loro dignità umana. Gli antifascisti che fossero andati a combattere in Spagna, non solamente avrebbero dato una prova concreta di solidarietà al popolo spagnolo, ma avrebbero dimostrato a Mussolini e ai suoi ammiratori in Italia e fuori d'Italia che il fascismo non aveva distrutto fra gli italiani la tradizione di Mazzini e di Garibaldi. Né il governo di Madrid, né quello di Parigi erano favorevoli a quell' iniziativa. Essi obiettavano che la Spagna aveva bisogno di armi e non di uomini. Non volevano dare a Mussolini un pretesto per intervenire in Spagna, quasi che Mussolini non fosse già intervenuto senza pretesto. Carlo poté andare in Spagna col primo gruppo di antifascisti italiani solo perché il Governo di Barcellona disobbedf alle autorità di Madrid e accettò l'aiuto di quegli esuli. Essi dovettero alla spicciolata viaggiare in Francia e attraversare la frontiera spagnola. 702 BiblotecaGino.Bianco

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