Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Carlo e Nello Rosselli sm1stra, incontro alle idee comuniste. Su un p~nto egli continuava a dissentire dai comunisti. Mentre i comunisti sono disposti à ereditare il presente sistema accentratore fascista innestando su di esso la dittatura comunista al posto della dittatura fascista, Carlo affermava che la rivoluziohe antifascista in Italia dovrebbe creare un nuovo tipo di federalismo amministrativo che garantisca un massimo di autonomia ai gruppi locali, ciascun gruppo rimanendo libero di risolvere i propri problemi secondo le proprie possibilità. In questo egli era molto piu vicino al federalismo anarchico di Proudhon che al comunismo centralista di Stalin. 8. Abissinia e Spagna Nel settembre 1934, prima ancora che Mussolini provocasse in Africa orientale l'incidente di Ual-Ual, Carlo previde che Mussolini intendeva arrivare alla· guerra, perché aveva bisogno della guerra per risollevare il suo prestigio interno e internazionale. Di settimana in settimana, nell'anno che precedé la guerra, preannunciò che il Governo inglese e il Governo francese non avrebbero fatto mai nulla di serio per impedire la guerra o per arrestarla dopo che fosse cominciata. A questa guerra Giustizia e Libertà si oppose con intransigenza dal principio alla fine, prima perché non giustificata da nessuna necessità di difesa nazionale, e quindi criminosa, e poi perché non poteva produrre alcun vantaggio né materiale né morale al popolo italiano. Affidata ad un uomo dappoco la impresa falH nel 1936. In mani piu esperte riusd nel 1937. 2 Quando le truppe italiane occuparono Addis Abeba, Carlo scrisse m Giustizia e Libertà del 15 maggio 1936: Il fascismo ha avuto la vittoria totale militare. E il fascismo finirà quasi certamente per avere la vittoria anche sul terreno diplomatico. Noi ci rifiutiamo a lasciarci ingannare dall'ultimo atto della commedia ginevrina. ' Questa vittoria totale non significa, naturalmente, che la storia si arresti. La storia continua. Gli eventi di questi mesi ne accelereranno anzi il ritmo formidabilmente. Ma ciò significa che in Italia siamo arrivati ad una svolta importante. Un periodo finisce. Uno nuovo se ne apre. Nulla sarebbe piu stolto, nulla darebbe piu- la misura della nostra impotenza a capire e a reagire, che il continuare come se nulla fosse sui vecchi solchi, in una agonia indegna, sofisticando sul successo avversario o mantenendo accese delle speranze di rovesciamento all'ultima ora. Meglio riconoscere con franchezza virile che il fascismo, almeno sul piano interno - che è poi quello che piu di ogni altro ci concerne - esce rafforzato, consolidato da questa crisi. Molta gente che ancora riteneva possibile una rapida soluzione e conservava vivi dei rancori, si convertirà al fascismo. Altri si rassegneranno. Anche le difficoltà economiche e finanziarie, innegabili e crescenti, non saranno tali da mpnacciare il regime dopo il recente successo. Le dittature non sono mai cadute 2 Salvemini è incorso in un evidente errore di date. L'"uomo dappoco" e cioè il maresciallo De Bono falH l'impresa negli ultimi mesi del 1935. Le "mani piu esperte" sono quelle del ma- ' resciallo Badoglio che concluse vittoriosamente l'impresa etiopica il 5 maggio 1936. [N.d.C.] 701 Bibloteca Gino Bianco

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