Carlo e Nello Rosselli Italia Giustizia e Libertà, dopo il Partito comunista, ha fornito il maggior numero di condannati: quasi tutti giovani di alto valore intellettuale e morale, che professarono risolutamente la loro fede, pur conoscendo le gravi condanne a cui si esponevano. Questi processi e queste condanne, per altro, non possono essere contati come vittorie. La vera vittoria per un movimento clandestino consiste nell'eludere le spie. Processi e condanne sono sconfitte, tragiche sconfitte. Ma non si può far guerra senza piangere vittime fra le persone piu care. · Fra i processi uno deve essere ricordato, il primo. Nella primavera del 1928, Bauer era stato liberato dal confino. Appena tornato a Milano si mise a collaborare con Rossi nella distribuzione della stampa clandestina. Essi avevano stoicamente preventivate tutte le eventualità, anche la morte. Né l'uno né l'altro apparteneva alla generazione che il fascismo aveva privato di posti onorevoli e lucrativi. Se avessero aderito al regime mussoliniano, avrebbero ottenuto facilmente impieghi lautamente retribuiti ed onori. Essi non erano mossi da alcuna ragione personale alla lotta. Rappresentavano la nuova generazione che nella lotta contro il fascismo prendeva il posto dei vecchi uomini eliminati dagli anni, dagli spropositi e dalle disfatte. Non appena Giustizia e Libertà iniziò il suo lavoro, essi vi si associarono con tutta l'anima. Una spia penetrò nel loro gruppo. Il 30 ottobre 1930, Bauer, Rossi e ventidue altre persone furono arrestate in varie città italiane sotto accusa di associaz10ne segreta che complottava contro il regime. Mentre era condotto ammanettato nel treno da Milano a Roma, sotto la sorveglianza di quattro carabinieri, all'una di notte, Rossi approfittò di un momento in cui il treno rallentava la corsa in vicinanza di Pisa, saltò ammanettato fuori dal finestrino e sparf nella notte. Per sei ore sotto una pioggia torrenziale cercò un ricovero. Nessuno nella popolazione terrorizzata osò dargli soccorso. Un soldato lo riarrestò. Un altro degli arrestati, Umberto Ceva, a trent'anni, si suicidò in prigione il giorno di Natale. In una lettera alla moglie e ai suoi due bambini, scrisse: "Io credo nel mio Paese, nella mia famiglia, nella libertà: io non posso vivere in un Paese privato della sua libertà." Il pubblico dibattimento innanzi al Tribunale speciale ebbe luogo nei giorni 29 e 30 maggio 1931. Dietro alle inferriate della gabbia, Bauer, calmo, dignitoso, risoluto, ben piantato sui suoi piedi come per respingere un attacco, negò vigorosamente l'accusa di avere complottato atti terroristici, ma rivendicò le sue responsabilità come uno dei capi di Giustizia e Libertà in Italia. Egli riaffermò gli ideali della organizzazione in proposizioni brevi come revolverate: La nostra organizzazione ha assunto un carattere rivoluzionario perché la dittatura ha reso impossibile ogni opposizione legale, impossibile a chi vuole per l'Italia una forma di governo libero, democratico e repubblicano. Noi chiamiamo all'azione tutti gli italiani che si sentono offesi nella loro dignità nazionale e che intendono partecipare 6981 BiblotecaGino Bianco
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