Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Carlo e N elio Rosselli che sommuova fino alle radici la coscienza di un Paese, può trasformare in rivoluzione politica lo scontento degli stomachi vuoti. Una minoranza che si assume la responsabilità di promuovere un movimento rivoluzionario, non può domandare in precedenza il consenso di nessuna maggioranza consultandola coi metodi della libera discussione e di libere elezioni. Essa non compie un atto democratico. Ma esiste una contraddizione irreducibile fra la dottrina fascista che abolisce in permanenza le libertà politiche del cittadino e afferma la dittatura come una permanente e perfetta forma di governo, e la dottrina di Giustizia e Libertà che su questo punto è né piu né meno che la dottrina di Mazzini. Secondo Mazzini, il governo provvisorio sorto da una rivoluzione demoçratica, non può domandare in precedenza una regolare investitura ad alcuna maggioranza legalmente costituita, ma deve considerare come uno dei suoi doveri fondamentali quello di far posto a un regime di libertà per tutti i cittadini non appena la impalcatura del regime dispotico sia stata rasa al suolo e i suoi sostenitori siano ridotti all'impotenza. Mentre si divideva dai vecchi gruppi costituzionali e socialisti nella questione del metodo, Giustizia e Libertà si metteva in contrasto anche coi comunisti nella questione del fine. I comunisti, nel 1930, predicavano la socializzazione immediata di tutti i mezzi di produzione, distribuzione e scambio, e vilipendevano le istituzioni democratiche come trappole tese dal furbo capitalismo all'ingenuo proletariato. Essi erano sicuri che la rovina delle istituzioni democratiche sarebbe stato il preludio alla rovina del regime capitalista. Perciò combattevano ferocemente tutti coloro che difendevano le istituzioni democratiche dove non erano ancora scomparse, o lottavano per riconquistarle dove erano state abolite. La tragedia dell'Italia non aveva ancora insegnato ai comunisti che nell'Europa occidentale il fallimento dei partiti democratici e la scomparsa delle istituzioni democratiche conduce non alla rivoluzione comunista, ma ai campi di concentrazione non solo per i democratici di tutte le sfumature, ma anche per i comunisti. I fondatori di Giustizia e Libertà rifiutavano la socializzazione universale da essere imposta per mezzo di una dittatura permanente o a tempo indefinito. Essi non credevano possibile una tale rivoluzione in Italia. L'Italia - essi dicevano - è un Paese povero, sovrappopolato, sfornito delle materie prime, povero di capitali. Un regime comunista, anche se riuscisse a sorgere, non vi durerebbe che poche settimane. Esso non avrebbe possibilità di durare salvo che rivoluzioni analoghe riuscissero vittoriose anche in Francia e in Inghilterra. La Russia comunista era lontana e aveva da superare le proprie difficoltà interne. Il suo governo era buon amico di Mussolini, mentre migliaia di comunisti languivano nelle prigioni italiane o nelle isole. Giustizia e Libertà proponeva che tutti i gruppi antifascisti accettassero un programma minimo ·che soddisfacesse le aspirazioni comuni a tutti i fattori del movimento antifascista, dall'operaio socialista o ·comuni695 Bibloteca Gino Bianco

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==