Carlo e Nello Rosselli metodi della persuasione pacifica. Ma sotto una dittatura l'uso della violenza rivoluzionaria è moralmente un diritto e un dovere, perché la dittatura è un regime di violenza, in cui il partito al potere distrugge ogni opposizione con ogni mezzo lecito o illecito, e la sola via che rimane aperta all'opposizione nella lotta per l'esistenza è di combattere la forza del governo con la forza rivoluzionaria. La rivoluzione è una terribile cosa. Ma sotto una dittatura la responsabilità della rivoluzione cade su chi ha soppresso le libertà dei suoi con- · cittadini, non su chi difende quelle libertà o cerca di riconquistarle. La guerra internazionale è ancora piu terribile che la rivoluzione. Anche per essa la responsabilità del male tocca all'aggressore, non a chi resiste all' aggressione. La violenza - Carlo scrisse nel 1937 - non è necessariamente la levatrice della storia, ma nella lotta contro il fascismo, specialmente contro un fascismo nascente, arriva un momento in cui si ha l'obbligo di accettare la lotta sul terreno stesso del fascismo - la forza. Nella lotta politica non basta aver ragione in teoria. Bisogna aver ragione in pratica. Occorre dare armi alla ragione, renderla militante, se no, la ragione rimane impotente e diventa assurda contro un fenomeno politico in cui tanta parte è tenuta dall'irrazionale, dalla passione, dal fanatismo feroce. Una rivoluzione non scoppia a comando. È necessario che vaste moltitudini siano agitate da intense correnti di inquietezza. Ma il malcontento non produce da sé solo rivoluzione, o risulta in una rivoluzione abortita, se non esiste nel paese una avanguardia aggressiva, deliberata a mettersi a capo delle moltitudini inquiete e dirigerle all'assalto dell'antico regime. Nella Russia del 1917, la disfatta e la fame produssero uno sfacelo militare ed amministrativo, ma questo sfacelo sboccò in una rivoluzione solamente quando un gruppo di comunisti audaci, capitanato da Lenin e da Trockij, assunse la direzione delle moltitudini cadute in anarchia. In Germania, nell'autunno del 1918, vi era la fame, vi era la crisi morale prodotta dalla disfatta militare, ma non vi erano avanguardie rivoluzionarie. I socialisti tedeschi erano un partito di riforme, non di rivoluzione. La rivoluzione -tedesca del novembre 1918 fu un aborto. In Italia, nei giorni che succedettero all'assassinio di Matteotti, vi fu una tempesta di malcontento. Ma i condottieri dell'opposizione predicarono la calma, perché speravano che il re avrebbe licenziato Mussolini. Il malcontento rimase senza risultato. Una avanguardia rivoluzionaria non basta a provocare una rivoluzione, ma nessuna rivoluzione è possibile se non esiste un'avanguardia rivoluzionaria deliberata a scatenarla. In tutte le pubblicazioni di Giustizia e Libertà, tanto quelle legali destinate a circolare fuori d'Italia, quanto quelle illegali destinate ad essere contrabbandate in Italia, si trova ripetuto il motivo che stomachi affamati non bastano a far rivoluzione. L'uomo che ha vuoto lo stomaco di pane, e vuota la testa di idee, non solleva il pugno per rivendicare i suoi diritti, ma stende la mano per domandar l'elemosina. Solo una profonda crisi morale 694 BiblotecaGino Bianco
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