Carlo e N elio Rosselli intitolata Quaderni di' Giusti°zia e Libertà, e dal 1934 in poi un settimanale: Gi'ustizia e Li'bertà. Scopo di queste pubblicazioni era far conoscere quel che avveniva in Italia, raccogliere mezzi per il movimento clandestino in Italia, e organizzare quelli fra gli emigrati italiani che erano deliberati a passare all'azione non appena, sotto la pressione di eventi interni od esterni, il regime fascista entrasse in crisi. Queste pubblicazioni davano le notizie piu ricche e accurate sulle condizioni dell'Italia. Piu volte il settimanale pubblicò gli ordini segreti di Mussolini alla stampa. Nello stesso tempo un'ondata di opuscoli e foglietti clandestini era contrabbandata in Italia con tutti quegli espedienti che la ingegnosità degli esuli sa escogitare. Nel 1930, quando Giustizia e Libertà fu fondata, le idee sull'azione da opporre alla dittatura fascista erano ancora ben lontane dall'essere chiarite fra quei gruppi antifascisti che non accettavano il controllo comunista. Alcuni di questi gruppi perpetuavano il pensiero tradizionale della democrazia costituzionale - un pensiero che era stato perfettamente a posto nel regime libero pre-fascista, ma che era diventato assolutamente irreale dopo che la costituzione liberale era stata abbattuta dal fascismo. Questi gruppi rimanevano fedeli all'uso dei metodi legali, quasi che la dittatura fosse disposta a consentir loro l'uso dei mezzi legali. Essi evitavano di parlare anche di una repubblica democratica. Messi alle strette, non disconoscevano che un po' di propaganda repubblicana poteva anche essere utile per far capire al re che la sua inerzia comprometteva il prestigio della dinastia. Ma lo zelo repubblicano non doveva oltrepassare certi limiti. Se il movimento rivoluzionario fosse diventato troppo minaccioso, il re avrebbe perduto ogni fiducia nella efficienza dei gruppi antifascisti legalitari e avrebbe temuto di essere spazzato via da un movimento repubblicano; e allora come aspettare che osasse staccarsi dall'ancoraggio fascista? I socialisti, tanto quelli dell'osservanza riformista, quanto quelli dell' osservanza massimalista o rivoluzionaria, rimanevano fedeli alla dottrina marxista quale era stata pedantescamente elaborata dai socialisti tedeschi. Essi spesso e volentieri si gargarizzavano con la parola "rivoluzione," ma la loro rivoluzione significava la ricostruzione radicale della struttura eco.: nemica e sociale prodotta dalla trasformazione fatale della tecnica produttiva. Ufficio dei socialisti in questa trasformazione era di educare ed organizzare il proletariato, preparandolo cos1 ad assumere il potere nell'ora in cui la trasformazione fosse giunta all'ultimo stadio. Ma chi doveva decidere quando l'ora della crisi era scoccata? Non i socialisti, ma il "proletariato." Il proletariato doveva prendere l'iniziativa e i socialisti dovevano seguirlo. L~ rivoluzione socialista era qualcosa come un fenomeno della natura inanimata, come la rivoluzione della terra intornò al sole, a cui l'umanità deve adattare i proprii lavori, seminando e mietendo secondo necessità a cw ' . nessuno puo sottrarsi. Esigui nuclei di repubblicani e di anarchici, durante il mezzo secolo che precedette il movimento fascista, avevano rifiutate queste · dottrine, 692 Bibloteca Gino Bianco
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