Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Carlo e N_ello Rosse/li Il viandante, ansioso di varcare il torrente, getta pietre una sull'altra nel profondo dell'acqua, poi posa sicuro il suo piede sulle ultime che affiorano, perché sa che quelle scomparse nel gorgo sosterranno il suo peso. Pisacane, anche lui, sembrò sparito nel nulla. Ma sulla sua vita, sulla sua morte, poteva posare, e posa, uno dei piloni granitici dell'edificio italiano. Nello, anche lui, costruiva l'avvenire. Nel 1937, egli aveva pronta per le stampe l'opera sulle relazioni diplomatiche fra Inghilterra e Italia durante il Risorgimento. Negli ultimi · tempi la sua attenzione era stata attratta da un patriota toscano, Giuseppe Montanelli, intorno alla cui figura egli si proponeva di tratteggiare un quadro del Risorgimento in Toscana. Aveva raccolto una gran massa di materiale da archivi pubblici e privati; si era recato in persona in qualunque piccolo centro, dove un ricordo, un segno, un'eco rimanessero a testimonianza del passato. Aveva già iniziato la stesura del lavoro, incantato di trasfondere la vita del suo spirito nelle morte reliquie del passato. E al di là di Pisacane, al di là di Montanelli, gli appariva la gigantesca figura di Mazzini. Con Mazzini Nello aveva cominciato ad essere uno storico, con Mazzini voleva finire. La vita di Mazzini doveva essere l' opera della sua maturità. A quella si proponeva di dare il meglio di se stesso: la sua pratica di storico, la sua abilità letteraria, l'esperienza da lui conquistata nella vita. Molti anni gli sarebbero stati necessari per raccogliere il materiale. Finita quell'opera egli avrebbe potuto morire con la fiducia di non essere vissuto invano. In tutte queste opere storiche il presente circolava sotto il passato. Era questa la soluzione ch'egli aveva trovato alla antinomia che tormentava la sua vita, fra il dovere di servire il suo Paese, e l'impossibilità di servirlo nelle condizioni attuali. Egli si teneva a contatto con molti giovani ed esercitava su di essi un grande ascendente. Essi ricorrevano a lui per consiglio anche da altre città, in momenti per loro difficili. Durante le sue gite nella campagna toscana, amava frequentare i ritrovi popolari, dove, diceva, si trovava a suo posto. Naturalmente, nessuno mai parlava di politica. Ma la sua serenità, semplicità e affabilità creavano intorno a lui un alone di simpatia. La sua bontà era contagiosa. Il questore di Firenze era obbligato a cambiare spesso le guardie che dovevano sorvegliarlo, perché queste erano conquistate dalla sua umanità e diventavano suoi amici. Quella sua tranquillità imperturbabile e indomabile, che rispondeva sorridendo alle persecuzioni, obbligava gli stessi fascisti al rispetto. Nella sua modestia egli non si rendeva conto della sua influenza. Ma l'indignazione che l'atto infame compiuto su un uomo come quello produsse in tutta Italia, ha dato. la misura dell'influenza che Nello esercitava. Dopo il 1930 l'Ovra si convinse che Nello si asteneva da ogni attività politica e cessò di tormentarlo. Gli fu anche permesso piu volte di lasciare l'Italia per i suoi studi. Quando gli era possibile andava a passare alcuni giorni in Francia con suo fratello. Le sue opinioni politiche non erano 690 BiblotecaGinoBipnco

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