Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Carlo e N elio Rosselli fosse il privilegio del sesso maschile! Per diciotto mesi, fuggimmo ogni notte. Nei nostri sogni noi provammo tutte le possibili avventure con ogni possibile risultato: affogati, riarrestati, derisi, impiccati. Raramente la nostra immaginazione ci condusse a salvamento. La vera fuga fu in realtà meno interessante. La fuga reale fu tutt'altro che "meno interessante.,, Lussu, nella Marcia su Roma ... e dintorni, e Fausto Nitti, il terzo evaso, nel suo libro N os prisons et notre évasion, hanno raccontato i fatti. Fu necessaria una intelligenza eccezionale e una volontà di ferro per progettare un'avventura di quel genere, e condurla a buon fine a dispetto di parecchie false partenze. La sera del 17 novembre 1928, urtandosi e scorticandosi sugli scogli, i tre uomini arrivarono all'appuntamento e rimasero per mezz'ora nell' acqua aspettando il motoscafo che doveva venire da Tunisi a raccattarli. · Dura fatica e freddo intenso. Trenta minuti sono mille e ottocento secondi. Aspettare per mille e ottocento secondi un motoscafo che non arriva è come vivere una intera vita d'uomo. Ancora cinque minuti. L'ora è quasi passata. Tre minuti, due minuti, uno. Un ultimo sguardo disperato al mare. Niente. Tutto è finito. Niente da fare. Lussu commenta: "Nessuna fortuna dopo sei mesi." Dobbiamo tornare indietro. Per trenta minuti siamo stati liberi, in acque vietate, tutta la nostra anima protesa verso il mare libero. Abbiamo violato tutte le leggi, ci siamo esposti a sei anni di prigione. Ora dobbiamo ricadere nel nostro ruolo di confinati e cercare di salvare la nostra pelle. La sera seguente, un'altra mezz'ora di agonia, e un altro fallimento. Il tempo cattivo aveva impedito la spedizione, i meccanismi del motoscafo erano stati danneggiati, il motoscafo era stato sul punto di naufragare. Succedette un altro anno di confino. La rete dovette essere ritessuta, maglia a maglia. La moglie di Carlo lasciò l'isola con Mirtillino gravemente ammalato. Un nuovo tentativo dev'essere fatto la sera del 5 luglio 1929. Ma la sera del 4 arriva un telegramma convenzionale. Tutto rinviato! È fissato per il 26 luglio. Il 26 luglio un'altra mezz'ora di agonia. Mala sorte ancora. Ritornano indietro come cani bastonati. Il 27 luglio vittoria! Diciotto ore or sono eravamo a Lipari. Come ci sembra lontano! Tutti i nostri pensieri sono ora rivolti verso il futuro. Noi intendiamo riprendere il nostro posto nella lotta contro il fascismo. Solo a questa condizione ci sentiamo giustificati se scambiamo una prigione in Italia con la libertà in esilio. Il pilota che condusse il motoscafo fu Oxilia, un vecchio lupo di mare che aveva già pilotato il motoscafo in cui Turati era evaso dall'Italia. Fu suo compagno Gioacchino Dolci, un operaio romano di eccezionale intelligenza e forza di carattere. Quando Carlo arrivò a Lipari, Dolci vi era stato già confinato per un anno. Nel dicembre 1928 Dolci fu rimandato a casa. Poche settimane dopo fuggf dall'Italia. Con la sua conoscenza dell'isola egli fu un prezioso aiutante per Oxilia. Se fossero stati sorpresi dai fascisti, era come dire addio per sempre alla libertà, forse alla vita. A un altro uomo va il merito della vittoria: Alberto Tarchiani, che dedicò due 687 Bibloteca Gino Bianco

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