Carlo e Nella Rosselli suo Paese. Solo a questo patto desiderava ritornare a libertà. Piuttosto che rinunciare al suo diritto e al suo dovere, preferiva fare ad Ustica tutti i suoi cinque anni. La giovane moglie, urta fragile creatura, che aspettava la nascita del primo bambino, l'approvò senza restrizioni. Egli fu felice di quel consenso. "Sono soddisfatto," disse, "delle mie due donnine." Cosf rimase al confino fino al febbraio 1928 quando fu liberato inaspetta- . . . tamente e senza sp1egaz10m. 4. Da Savona a Lipari Nel settembre del 1927, alla vigilia del processo per la fuga di Turati, Carlo vide per la prima volta Mirtillino nella prigione di Savona. Il processo contro Carlo, Parri e altri otto accusati di aver partecipato all'impresa, durò cinque giorni. I due principali accusati - Parri, alto, magro, pallido, . malinconico; Carlo, solidamente costruito, roseo, vivace, voce sonora, - misero da parte il loro caso personale e si fecero accusatori. La dittatura aveva abolito, col terrore, la Costituzione e ridotto la patria di Mazzini e di Garibaldi ad un ergastolo di schiavi. Chi cercava di evadere da quell'ergastolo era in istato di legittima difesa. Chi li aiutava ad evadere non commetteva nessun delitto. La dittatura aveva fatto 1-lnalegge che vietava l'espatrio non autorizzato. "Io dichiaro," disse Parri, '~che io non riconosco la legittimità di questa legge, e io la violai a ragion veduta." "Bravo!", gridò il vecchio padre di Parri, che era nel pubblico. Carlo affermò che la sua opera era stata "assolutamente giusta, assolutamente legale." Egli non aveva fatto che adempiere al suo dovere di buon cittadino nel condurre un uomo come Turati fuori di un paese in cui Matteotti, Amendola e altre migliaia di persone meno note erano state assassinate senza che gli assassini fossero né puniti e neanche arrestati. Noi non abbiamo ucciso, noi non abbiamo ferito nessuno di coloro che minacciavano Turati. Noi soltanto l'abbiamo salvato da un pericolo grave. Cinquant'anni or sono la zia di mio padre ricevette in casa sua Mazzini morente. Potevo io, cinquant'anni dopo, fare altro che assistere Filippo Turati nelle sue difficoltà? Un corrispondente speciale del Manchester Guardian, che era riuscito a contrabbandarsi nel pubblico, scrisse nel nu~ero del 27 settembre 1927: L'effetto di quell'intrepida attitudine in un Paese in cui paura e mormorio sono diventati la regola, fu enorme. Sembrò che non lui fosse l'accusato, ma l'intero sistema fascista fosse processato. Fu come se un grande ·spiraglio di luce si fosse aperto in un cielo oscuro. Via via che il dibattimento continuava, la città scosse il torpore in cui il terrore fascista la teneva, e cominciò a manifestare a favore degli ~ccusati. Nella notte, in cui doveva essere pronunciato il ·verdetto, una gran folla invase l'aula e. i corridoi e si addensò nella strada. La pena minima, secondo la 685 Bibloteca Gino Bianco
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==