Carlo e N elio Rosse/li poiché rifiutava ogni compromesso col regime. Viveva del suo patrimonio privato, e lavorava sulla sua tesi di dottorato Mazzini e Bakunin, finché pubblicò nel 1927 su quel soggetto un libro notevole per chiarezza e vivacità di esposizione, equilibrio di giudizi e novità di risultati. Nel dicembre 1926 sposò una attraente e colta giovane, Maria Todesco. Proprio alcuni giorni prima delle nozze, la moglie di Carlo arrivò a Firenze con la notizia che suo marito era stato arrestato per la fuga di Turati. La madre volle che la cerimonia non fosse rinviata e non ·fosse turbata dalla notizia. Nello solamente ne fu informato. Nessuno in quei giorni sospettò l'angoscia di quelle tre persone. Nel gennaio successivo, il Consiglio direttivo dell'Istituto per la storia moderna e contemporanea dette un giudizio assai favorevole sul libro Mazzini e Bakunin, e nominò Nello socio della scuola dipendente dall' Istituto, con l'incarico di preparare un'opera sulle relazioni diplomatiche fra l'Inghilterra e l'Italia durante il secolo XIX. In maggio, tornando dal viaggio di nozze, Nello fu arrestato. Un foglio dattilografato e senza firma gli annunziò che era colpevole di ostinata opposizione al regime, di aver ritirato dalla sua banca notevoli somme presumibilmente per finanziare attività antifasciste fuori d'Italia e di aver pubblicato un opuscolo clandestino contro il regime. La moneta egli l'aveva ritirata dalla banca per mobigliare la casa per la sua sposa. L'opuscolo era opera di un uomo venerato da tutti in Italia per la dottrina e il carattere, il vecchio senatore Giustino Fortunato. In quell'opuscolo Fortunato esponeva le ragioni per cui non approvava il regime fascista. Egli aveva fatto stampare privatamente alcune copie del suo scritto e le aveva mandate ai suoi amici, uno dei quali era Nello. Nello non ebbe mai modo di chiarire questi fatti. Alla sua partenza dalla stazione di Firenze per Ustica, la polizia fece sgombrare il pubblico aalla stazione come nelle grandi occasioni. I viaggiatori quando videro quel bel giovane, dall' aspetto signorile, sorridente e tranquillo, ammanettato come un malfattore comune, si affollarono silenziosi innanzi alla porta del suo compartimento finché fu dato il segnale della partenza. La madre e la giovane moglie ebbero il permesso di raggiungerlo in Ustica. In uno dei viaggi fra Ustica e Roma, la madre di Nello fu informata che il Consiglio direttivo dell'Istituto storico aveva fatto voto che Nello fosse liberato dal confino e restituito agli studi. Nello stesso tempo il presidente dell'Istituto le fece dire che egli sperava di ottenere la liberazione se Nello avesse scritto una lettera a lui diretta, che non sarebbe mai stata resa pubblica, in cui promettesse di non occuparsi piu di politica dopo la liberazione. La madre trasmise il messaggio a Nello senza dir nulla che potesse influire su di lui. Sapeva che suo figlio doveva essere lasciato a se stesso, ed era pronta ad accettare la sua decisione, qualunque fosse. Nello non esitò un istante. Scrisse una lettera in cui dichiarò che egli si sentiva disposto ad assumere un solo impegno comè cittadino e come storico: quello di criticare liberamente il governo del 684 BiblotecaGino Bianco
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