Carlo e N.ello Rosselli destinq, aveva scritto lettere di pentimento a Mussolini ed eta stato perdonato. (Oggi è il ben retribuito direttore del quotidiano fascista di Livorno.) Approfittando di questa e di altre simili sottomissioni, Mussolini annunziò alla Camera dei deputati che i confinati diventavano saggi e gli mandavano lettere di pentimento. Quanti fra coloro che si erano arresi erano stati prostrati dalle sofferenze e quanti rimanevano invitti, non spiegò. Se avesse detto il vero avrebbe dovuto confessare che i primi erano l'eccezione e i secondi la regola. Quando lessero sui giornali del 27 maggio il resoconto del discorso di Mussolini, Parri, Carlo e Bauer gli scrissero per dichiarargli che essi non avevano mai dato e non intendevano mai dare alcun segno di pentimento e di sottomissione. Mussolini non lesse questa lettera alla Camera. Frattanto il processo di Como era stato conchiuso con una assoluzione per non provata reità. Rimaneva il processo Turati. Dopo essere rimasti un mese in Ustica, Carlo e Parri furono rimandati a Savona per il dibattimento. Carlo aveva i mezzi per pagare durante questi viaggi uno scompartimento speciale in cui viaggiava sotto la sorveglianza dei carabinieri. Cosf gli fu risparmiata la prova orrenda a cui vanno soggetti i prigionieri poveri, della cosiddetta "traduzione ordinaria." I condannati al confino sono trasportati in vagoni cellulari con treni lentissimi. Il vagone è diviso, in due file di piccole cabine separate da un corridoio centrale. Ogni prigioniero è chiuso in una cabina e riceve aria da un piccolo finestrino che dà sul corridoio. Nell'inverno il freddo, e nell'estate il caldo e la mancanza d'aria accrescono il tormento dell'immobilità. Una catena, passando da una cabina all'altra attraverso buchi laterali, tiene legati per i polsi l'uno all'altro i prigionieri. Ogni movimento dell'uno produce sofferenze agli altri. I prigionieri non ricevono sul treno né cibo né acqua. Alla sera il treno si ferma a una stazione di transito. I prigionieri ammanettati e incatenati l'uno all'altro, si mettono sulle spalle la valigia degli oggetti personali, salgono su vetture a cavalli e sono portati alla prigione locale, dove finalmente ottengono da mangiare e sono lasciati dormire. Il giorno dopo il tormento ricomincia e spesso dura due settimane e piu. Anche quelli che possono pagarsi un compartimento speciale, viaggiano ammanettati e quando scendono dal treno, sono incatenati agli altri prigionieri. "Io non dimenticherò mai fin che avrò vita," scriveva la moglie di Carlo, "l'impressione orrenda che provavo nell'andare alle isole guardando sui piroscafi .quelle lunghe file di prigionieri politici, incatenati, l'uno all'altro, e il rumore sinistro di quelle catene di ferro. Quello spettacolo mi ricordava quel che avevo letto sulla Russia degli zar." Il posto di Carlo nell'isola di Ustica fu preso dal fratello Nello. Dopo l'affare Matteotti, Nello aveva sentito il dovere di prendere parte alla lotta contro il fascismo, ma non aveva un temperamento politico. La sua passione era lo studio della storia. Avrebbe voluto diventare insegnante di storia, ma la carriera dell'insegnamento gli era interdetta 6&3 Bibloteca Gino Bianco
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