Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Carlo e Nelio Rosse/li Ucciardone a Palermo, una delle peggiori d'Italia, pnma di imbarcarsi per Ustica . ... Confusione e luridume. Ergastolani che assaporano la brusca rottura della disciplina ordinaria, mafiosi sfollati dalla cloaca massima rigurgitante, liberandi che debbono patire settimane di traduzione, coatti, confinati. È un vociferare confuso, rotto da qualche protesta piu alta per la minestra che non viene [ ...]. Vegliamo al lume di una candela. Un coatto toscano - occhi verdi e parlantissimi - mi presenta il suo caso e mi introduce alla vita dell'isola. Questa promiscuità, dopo qualche ora, pesa. Liti brevi, sonni fragorosi, conversazioni sommesse, rumori d'ogni sorta e natura molta natura - si confondono. Il carcere si addormenta lentamente [ ... ] . Ero a Palermo, "en touriste," sette anni fa, proprio in questo mese di maggio. Chissà quante volte sono passato davanti alla porta di Ucciardone senza pensare. Divertente, questo parallelo. Inseguimento di pensieri. Ritmo piu rapido, cinematografia. Conduco la fantasia per mano come una bambina curiosa che si arresta davanti a ogni vetrina. Fermiamoci a casa. Sarà nato, a quest'ora, il Mirtillino? (è già deciso che lo chiameremo cosi). Savona, Carrara, Como, Milano, processo. Vecchio zio, Roma. Interrogativi per il confino. Suvvia, dormiamo. Non si può. Cerchiamo l'ora [ ...]. Sono le due. La guardia dice: "Fuori con tutta la roba." Le valige e i sacchi sono pronti, la coperta è piegata - questa cura nel piegare il cencio sconcio ha un sapore ironico - il gregge è pronto per uscire. Sortiamo. Eterne formalità dei guardiani assonnati o esasperati. Arrivano i carabinieri: otto. Il canto delle catene accompagna il passo pesante. Visi di ragazzi sepolti sotto il gigantesco tricorno. In fila, ci contano, ci ricontano, ci chiamano e ci richiamano. Bisogna farsi una mentalità da pacco postale, in traduzione. Manette, catene. Il carabiniere addetto ai chiavistelli è cattivo, stamani. Stringe la manetta stretta stretta, Saranno pasticci per la valigia. "Avanti, march ... " Finalmente si parte. La colonna marcia pesanussuna. Sbarco a Ustica. Un pugno di casette basse, bianchissime, arrampicate su una terra pietrosa e bruciata. Bellezza tragica e nuda: atmosfera greca, civiltà africana. Cadono ferri e catene. Un po' di massaggio ai polsi, formalità, saluti e poi via in ricognizione per i vicoli sporchi e animatissimi: maiali, galline, cani, pulcini, guardie, confinati, coatti. L'arca di Noè non doveva essere precisamente piacevole. Eppure, quale ebbrezza strana mi prende? Questo primo giorno di vita usticese è eccitante, mi pare d'essere nato una seconda volta. Dopo una lunga prigione, il primo giorno di confino è l'orgia, l'esplosione del1'"io" fisico. Sf, lo so: tra otto giorni non sarà piu cosL Tra otto giorni sarà peggio, forse, che in prigione. Ma intanto lasciatemi godere. Il nostro destino è di perdere in estensione e di guadagnare in intensità. In un giorno noi conquistiamo quello che una vita banale e volgare non darà mai. Anche in prigione, nell'aula della Corte d'Assise di Savona, abbiamo toccato punte altrimenti inaccessibili. Tutta la nostra vita è tesa in questo sforzo di arrivare, per un'ora, altissimi. Che importa sapere che si dovrà poi ridiscendere? Chi si è sollevato, su per un "camino" nella montagna rocciosa, mi capisce. Anche noi siamo in cordata: Parri aiuta me, 10 aiuto altri. Arriveremo alla cuna. Proprio in quei giorni nacque Mirtillino. Il nome ufficiale era Giovanni, da Giovanni Amendola, una delle vittime del terrore fascista. Arrivando ad Ustica, Carlo e Parri trovarono che uno dei due giornalisti, che erano stati confinati con Bauer per il tentativo di espatrio clanBiblotecaGino Bianco

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