Carlo e Nello Rosse/li Frattanto, svalutando gli ideali dei caduti, essi distruggevano nelle loro madri la sola consolazione che poteva aiutarle a sopportare il loro dolore. Un parente di idee socialiste viveva a Firenze. Quando capitava a Firenze qualcuno fra i personaggi piu in vista del movimento socialista, Carlo e Nello erano invitati ad incontrarli in casa del loro parente. Filippo Turati, il veterano dei socialisti riformisti, fece su di essi una grande impressione. Carlo ritornava da quelle visite molto eccitato. Nello, sebbene per indole meno interessato al movimento politico immediato, era anche lui profondamente scosso. I due fratelli scrivevano novelle e drammi. Il soggetto era sempre lo stesso: un giovane, per vivere il suo ideale di giustizia sociale, abbandona la buona società in cui è nato, e si sforza di mettere in pratica le sue teorie, ma non riesce mai a trovar pace. Un giorno essi parlavano sotto voce nello studio della madre. La chiamarono vicino a loro: "È da un po' di tempo che vogliamo farti una domanda. Devi risponderci seriamente, come seriamente l'abbiamo pensata. Se noi diamo via tutto quello che possediamo, sei tu disposta a venire a vivere con noi in un quartiere popolare, vivendo poveramente?" La madre si rese conto in un lampo che quella domanda rivelava uno stato d'animo eccezionalmente grave, che doveva essere trattato con tenerezza e rispetto. Dalla sua risposta dipendevano le sorti della unione spirituale che essa voleva mantenere coi suoi figli - unica gioia e dolcezza che le rimanesse hella vita. Era convinta che suo dovere fosse rispondere no. Ma aveva inteso tutta la bellezza che era in quella domanda. "Mi guardai attorno," essa ha scritto: "eravamo circondati da cose belle. La casa era bella. Essi stessi avevano voluto che la prendessimo in affitto nel 1920. In quell' attimo, in quella casa, mi sentii sola." Rispose che naturalmente lei non poteva impedire che essi dessero via il patrimonio che loro apparteneva legalmente. Ma onestamente essa non avrebbe potuto seguirli su quella strada. Con la sua poca resistenza fisica non vedeva a che cosa avrebbe servito a lei e a loro che essa si abbrutisse in fatiche materiali quotidiane che non le lasciassero nessuna forza per un lavoro intellettuale. Essa comprendeva i loro scrupoli di vivere nell'agiatezza, mentre altri vivevano in miseria. Ma le pareva miglior consiglio servirsi della ricchezza per realizzare un ideale, che ridursi in povertà e rinunziare a ogni ideale per provvedere alle necessità di ogni giorno. Si guardarono tra loro e dissero seri: "Lo avevamo preveduto che non avresti voluto." Continuarono a discutere. L'intimità fra madre e figli non ne soffrf affatto. Però in Carlo il disagio morale causato dal contrasto fra la sua situazione sociale e il suo nuovo modo di sentire andò sempre accentuandosi. La sua agiatezza fu il tormento della sua vita. Alla fine risolvé il problema mettendo il proprio patrin1onio al servizio dei suoi ideali politici. Soleva ripetere in questi ultimi anni: "Fra dieci anni non avrò piu nulla. Allora mi metterò a lavorare per vivere. I miei figli faranno altrettanto." Eppure della sua agiatezza godeva, perché era un raffinato. Carlo si laureò nel 1921 in scienze sociali, con una dissertazione sulla 675 Bibloteca Gino Bianco
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