Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

La difesa della cultura Se si dà il nome di fascismo a tutte le società borghesi; se si chiudono gli occhi davanti al fatto che il fascismo è la società borghese s{, ma con qualcosa in piu, che esso è la società borghese che è giunta addirittura a sopprimere la possibilità di una cultura libera; se si usa lo stesso metro per due diverse forme di società, allora si rischia di lasciar crollare senza resistenza in queste società borghesi non fasciste quei frammenti di libertà intellettuale che non sono sufficienti, ma che hanno tuttavia un gran valore. Non si apprezzano l'aria e la luce finché le si hanno: per comprenderne il valore bisogna averle perdute. Ma il giorno in cui le libertà sono perdute, riconquistarle non è facile. Di fronte alle società borghesi di stampo fascista noi, noi italiani, noi tedeschi dobbiamo assumere un atteggiamento di negazione radicale. Nelle società borghesi non fasciste il nichilismo radicale è cosa pericolosa. Non disprezzate le vostre libertà, difendetele ostinatamente pur continuando a dichiararle insufficienti, a lottare per svilupparle. C'era ancora un punto su cui vi chiedo il permesso di esprimere tutto il mio pensiero. Dopo aver ascoltato il discorso di André Gide, io gli domando umilmente di ammettermi nella sua società individualista comunista che garantisce la libertà a tutti i suoi figli: non a taluni soltanto. Se mi ci· accoglie, gli prometto di non chiedergli mai un posto: nemmeno quello di commissario del popolo o di ambasciatore. Ma io mi domando se la soci,età sovietica cos1 come si presenta oggi è veramente quella società comunista individualista dove io mi auguro di essere ammesso non in qualità di funzionario, ma come cittadino. Posso ammettere che la Russia sovietica non ha ancora consolidato il regime della rivoluzione comunista, ch'essa si trova ancora in condizione di lotta - e quando si lotta, se non si vuol essere abbattuti dal nemico, bisogna abbatterlo noi e non pensare ad altro che alla vittoria. lo sono troppo vecchio per vedere in Italia l'alba del nuovo giorno. Ma se mi trovassi in Italia impegnato in una rivoluzione antifascista, non lascerei ai fascisti alcuna specie di libertà prima di averli visti completamente vinti. La guerra è la guerra e non la pace. Ma la guerra la si fa col desiderio di giungere alla pace non appena la vittoria è assicurata. E quando la vittoria si è consolidata, il nemico vinto ha il diritto di vivere, di pensare, di esprimersi. Colui che, dopo la vittoria della libertà, nega la libertà ai vinti, dimostra di non aver fede nelle proprie idee, o che non ha fiducia nelle capacità intellettuali o nella forza morale dei suoi compagni di lotta e di vittoria. Ecco perché, combattendo contro i fascisti del mio Paese e rifiutando loro qualsiasi libertà fin tanto che duri la lotta e la vittoria non sia assicurata, non chiederei altro che di giungere il piu presto possibile al momento in cui si potesse accordare loro la pace. Ogni intellettuale dovrebbe prendersi per motto le parole di Voltaire: "Signor abate, sono convinto che il suo libro è pieno di corbellerie, ma sarei pronto a donare fino all'ultima goccia del mio sangue per assicu669 Bibloteca Gino Bianco

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