Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Memorie di un fuoruscito fiutata dai socialisti. E fu cosi che sei milioni di contadini italiani, dei quali quattro milioni appartenenti all'Italia meridionale, entrarono dalla sera alla mattina nel diritto elettorale, senza avere fatto nessuno sforzo consapevole e sistematico per una conquista cosi grande. Una riforma di quel genere, largita in quel modo, non avrebbe fatto sentire, in condizioni normali, i suoi effetti, se non a distanza di parecchi anni: dopo tre o quattro consultazioni elettorali, via via che si fosse elaborata una nuova classe dirigente dalle nuove moltitudini politicamente attive. - Le elezioni del 1913 non spostarono quasi affatto la situazione parlamentare precedente. Vi contribuf certo il Patto Gentiloni, con cui i clericali e i liberali si presentarono alleati contro i pericoli immediati del suffragio universale. E vi contribuf anche la energia ... pre-fascista con cui Giolitti stroncò ogni accenno di opposizione pericolosa, che si manifestasse specialmente nel Mezzogiorno. Ma è innegabile che le moltitudini agricole, fornite improvvisamente di un'arma, che non avevano mai domandata, non erano in generale capaci di utilizzarla. Solo dopo un lento, lungo lavoro di propaganda fatto da tutti i partiti per smuovere la inerzia tradizionale dei contadini e trascinarli nelle lotte amministrative e politiche, solo a lunga scadenza il suffragio universale avrebbe fatto sentire i suoi resultati. La guerra precipitò il movimento. Fece in quattro anni quel che venti anni di propaganda e di organizzazione non avrebbero forse fatto. La massa degli operai e dei contadini, costretta alla guerra contro la sua volontà, ritornò a casa dalla guerra con la smania di "farla pagar cara" ai responsabili della guerra, e trovò nel diritto elettorale il mezzo per sfogarsi... senza troppo sforzo. Come sarebbe andata la guerra, se l'Italia non fosse stato un Paese a suffragio universale, cioè se i propagandisti della pace ad ogni costo avessero potuto contrapporre la situazione del proletariato tedesco ed austriaco, che godeva del diritto elettorale, a quella degli operai e dei contadini italiani, che si sarebbero trovati esclusi da ogni diritto politico in quel Paese, il cui Governo pur esigeva il loro sangue? E la crisi del 1919 non sarebbe stata assai piu grave e piu violenta, se fosse mancato al malcontento generale il diversivo della lotta elettorale, la illusione di fare una rivoluzione a buon mercato il giorno delle elezioni, invece di farne una piu costosa scendendo nelle strade? Il diritto elettorale non è la fonte della sovranità, come ripetono i dottrinari delle ideologie democratiche, e come si affannano a negare i dottrinari delle ideologie oligarchiche. Il diritto elettorale è un mezzo, assai grossolano, ma assai comodo, e pochissimo pericoloso, dato ai cittadini per dichiarare di tanto in tanto se sono soddisfatti del Governo o no: se sono soddisfatti, votano per i deputati uscenti; se non sono soddisfatti, votano per i candidati di opposizione, lasciandosi guidare nella scelta dei nuovi venuti da apprezzamenti assai sommari e sempliciotti. Pretendere dal diritto universale piu di questo risultato, è pretendere l'assurdo. Ma questo resultato è molto utile, ed è molto importante. Il diritto elettorale obbliga i governanti a preoccuparsi delle inquietudini, che la 664 Bibloteca Gino Bianco

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