Memorie di un fuoruscito La mia opposizione al f ascismd Cominciai ad essere ostile al movimento fascista nel 1917, non appena trapelarono negli scritti di Mussolini i primi accenni di quella alleanza fra lui e i nazionalisti, che doveva diventare esplicita nel 1919. La mia ostilità diventò definitiva nel 1919, dopo che anche Musso- · lini, per fare la concorrenza ai socialisti, si dette a rimescolare con la esaltazione nazionalista una confusione di frenesie rivoluzionarie. La ostilità diventò disprezzo negli ultimi mesi del 1920 e nei primi del 1921, quando i fascisti, armati dalle autorità militari e assicurati della impunità dalla polizia e dalla magistratura, si dettero ad insanguinare l'Italia con spedizioni punitive tanto feroci quanto vigliacche, e a distruggere le organizzazioni economiche della classe lavoratrice e quelle politiche del Partito socialista. Non avevo sentito la minima simpatia per la follia e la stupidità dei socialisti massimalisti. Se mi fosse lecito espormi al ridicolo del profeta che ricorda le proprie inutili profezie, ricorderei che nella primavera e nell'estate del 1919, sul settimanale L'Unità, scrissi che i socialisti massimalisti coi loro disordini e scioperi a getto continuo, inconcludenti e molesti a tutti, preparavano non la crisi finale della società capitalistica, ma una reazione sanguinaria di paure e irritazioni esasperate. Ma innanzi ai delitti dei fascisti, non c'era da pesare il torto e la ragione colle bilance dell'orafo: bisognava prendere parte per gli oppres5i contro i prepotenti impuniti. Naturalmente al mio giudizio di carattere morale si associava la ferma convinzione che la politica estera imperialista e bellicista propugnata da Mussolini e dai fascisti era incompatibile con gli interessi del popolo italiano. E si associava l'altra convinzione che una politica estera di quel genere non avrebbe potuto reggersi se non sottoponendo il popolo italiano a un regime di oppressione continua, il quale avrebbe obliterato nel suo spirito quel tanto di educazione politica democratica a cui era venuto assuefacendosi nei sessant'anni del precedente regime libero. Debbo, peraltro, confessare che nell'ottobre del 1922, quando lessi in Parigi la notizia che Mussolini era diventato Primo ministro, esclamai: "Meglio lui che un altro." La mia indignazione contro quei politicanti, come Giolitti, Bonomi, Facta e Salandra, ai quali il fascismo doveva la sua vittoria, e che sarebbero stati primi ministri invece di lui, e la sfiducia nei socialisti massimalisti e riformisti, che nello sciopero generale del luglio precedente avevano dato un'ultima prova della loro inettitudine, e il disgusto prodotto in me dalla 1_1otiziache finanche vi era stato un intrigo per 1 Da "Il Ponte," agosto-settembre 1958, pp. 1113-1114, a firma "Gaetano Salvemini." È la risposta a Aldo Capitini, che aveva cominciato nel 1951 a raccogliere testimonianze di antifascisti sul tema Perché abbiamo contrastato il fascismo. Venne pubblicata su "Il Ponte" nel primo anniversario della scomparsa di Salvemini. [N.d.C.] Bibloteca Gino Bianco
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