Memorie di un fuoruscito prese a viso aperto posizione per me, e il suo prestigio ebbe parte notevole nella mia vittoria. Quando ogni difficoltà sembrava superata, un fulmjne dal cielo. Il New York Times, addetto alla "propaganda" mussoliniana, in una edizione domenicale, in prima pagina, dette la notizia che io ero stato complice in Italia nello scoppio di una bomba neila chiesa di San Pietro. Era mettermi contro tutta l'America, e in prima linea i cattolici, aggressivissimi in quel Paese. Andai da Giorgio La Piana tutto stravolto. Lui, con • la sua calma olimpica, mi consigliò di andare dal presidente Conant, e smentire l'accusa; il resto sarebbe venuto da sé, con un uomo onesto come quello. La mattina dopo, Conant già conosceva la notizia. Mi disse quietamente: "Un reato del genere comporta il diritto nel Governo italiano di chiedere l'estradizione, e l'obbligo nel Governo americano di concederla, su parere favorevole dato sulle prove del reato da un giudice americano. Aspetti il processo per estradizione e si difenda. Aspetteremo anche noi." Corsi subito a dare la risposta a Giorgio. Questi disse: "Ora n1anda a Mussolini un telegramma, in cui lo sfidi a chiedere la tua estradizione, cosf che un giudice americano possa esaminare le prove della tua colpa. E comunica il testo del telegramma ai giornali." Compilammo la sfida, e la portai subito all'ufficio del telegrafo, e la comunicai alle agenzie giornalistiche. Mussolini non domandò nessuna estradizione, perché non c'era contro di me neanche l'ombra di una prova presentabile a un giudice imparziale in un Paese civile. E cosf anche questa tempesta fu superata. Il professore, che aveva cercato di impedire la mia nomina, non sapeva su di me nulla di nulla. A poco a poco cominciò a conoscermi, ed allora riconobbe di aver errato, e diventammo buoni amici. Da allora in poi, dovendo vivere a Cambridge in permanenza per le mie lezioni, i miei rapporti con gli amici di Giustizia e Libertà - dato che non dovevano mai essere affidati a lettere - diventarono scarsi per no_n dire nulli. Frattanto la diaspora degli intellettuali antifascisti si era assai allargata. Carlo Sforza, dopo un viaggio nell'Estremo Oriente, si era stabilito nel 1929 a Bruxelles. Nel 1930 Guglielmo Ferrero si stabiH a Ginevra, Max Ascoli e G. A. Borghese si stabilirono in America (1932), Lionello Venturi, rifiutato il giuramento imposto ai professori universitari, se ne andò con la famiglia a Parigi (1932), e poi in America (1938); il suo giovanissimo figlio Franco, in Parigi, si aggregò a Giustizia e Libertà•, Magrini (pseudonimo di Aldo Garosci). raggiunse a Parigi Carlo Rosselli (1932). La campagna contro il fascismo diventò assai piu intensa di prima. La bibliografia degli scritti dedicati agli antifascisti non comunisti alla lotta contro il fascismo fuori d'Italia è stata raccolta con diligenza da Michele Cantarella in Belfagor (IV, pp. 338-350). 658 BiblotecaGino Bianco
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