Memorie di un fuoruscito testabile del mio lavoro personale, di cui il pubblico italiano ha riconosciuto la utilità, acquistando i miei libri, di sua libera volontà, infischiandosene dei bandi che contro di essi erano lanciati dal regime. Ella non potrebbe dire altrettanto delle "manate di denaro" assai piu abbondanti, che ha intascato da dieci anni in qua come alto gerarca del regime e come insegnante universitario di una scienza che non era mai esistita prima che Ella fosse chiamata, per meriti politici, all'università di Pisa. Dei miei debiti morali verso il mio Paese posso assicurarla che mi mantengo sempre fedele osservatore. Per rimanere fedele a quei debiti morali abbandonai una cattedra universitaria, che tenevo da venticinque anni in forza del mio lavoro scientifico, e non, come Ella ha conquistato la sua, per meriti politici. Ed oggi il piu importante dei miei doveri morali consiste nel far conoscere di che lagrime gronda e di che sangue la dittatura fascista, e nel difendere l'onore del popolo italiano contro le calunnie dei propagandisti fascisti, che lo descrivono come una massa di deficienti e di bruti minacciata dalla rovina se le vien meno la cura del bastone. Nell'odio, con cui mi sento onorato dal duce e dagli altri luminari del regime, trovo la prova che non mi manca qualche successo nel compimento di questo d'avere morale. Gaetano Salvemini Finito il corso a Yale, decisi di stabilirmi a Cambridge. Il denaro guadagnato a Yaie mi sarebbe bastato per due anni, durante i quali avrei potuto lavorare comodamente per me, e nello stesso tempo fare conferenze. Poi si sarebbe visto. Essendomi ormai avvezzato a vivere alla giornata, non mi preoccupavo piu dell'avvenire. Ritornai a Parigi nell'estate del 1933. E ripresi la via degli Stati Uniti nell'autunno dello stesso anno. A Cambridge mi trovò una gradita sorpresa. La fidanzata di Lauro De Bosis, Miss Ruth Draper, intendeva istituire nella Harvard University una cattedra di storia della civiltà italiana intitolata a Lauro De Bosis, e sperava che il "dipartimento" (noi diremmo "la facoltà") di storia designasse me a quell'ufficio. Il suo piano fu accolto dal presidente ( = rettore) della università e dalla facoltà. Era la soluzione permanente del mio problema economico. Debbo a Miss Ruth Draper se ho potuto lavorare serenamente dal 1934 al 1948. Il console italiano a Boston cercò di mandare per aria quel piano. Inviò un italiano "preminente" di Boston a protestare presso il presidente di Harvard, Conant (oggi ambasciatore degli Stati Uniti in Germania). Questi disse che presidente dell'università era lui, e non consentiva che altri gli insegnasse quel che lui doveva fare. Fece di meglio: dette una cena a casa sua, e invitò anche me, e mi fece sedere alla destra della sua signora, senza che io avessi la piu lontana idea di quel che era avvenuto dietro le quinte. Allora entrò in campo un professore dell'università, al quale il console fece sperare che il Governo italiano avrebbe fondato in Harvard una Casa italiana come quella di Columbia University, in cui troneggiava Giuseppe Prezzolini, se la mia nomina alla cattedra De Bosis fosse stata evitata. Quel professore, che non mi conosceva affatto, fece il possibile per mettermi fuori combattimento, ma i professori della sezione storica, i quali mi avevano conosciuto nel 1930, tennero duro. Naturalmente Giorgio La Piana 657 Bibloteca Gino Bianco
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