Memorie di un fuoruscito conosciuti i gerarchi fascisti. E mi mandò il conto dei m1e1 diritti d'autore, che superavano le 5 mila lire. Però le 5.000 lire se le tenne per sé, che non aveva mai pensato a far denaro. Si intende che se avessi mcaricato in Italia un avvocato di far causa per me, l'infelice sarebbe andato al confino. Forse qualcuno troverà interessante lo scambio di lettere che ebbe luogo fra il gerarca mussoliniano e me. New Haven, Conn., 23 novembre 1932 Spettabile Signor Presidente della Società "La Voce," Roma. Dal momento che mi sono stati restituiti i diritti di cittadinanza ed ho riacquistato il diritto di domandare il pagamento dei miei crediti, La invito a volermi inviare i miei diritti di autore sui libri La Rivoluzione francese e Mazzini, che codesta Società Editrice pubblicò nel 1925. Questa domanda e la risposta che riceverò, o non riceverò, mi serviranno a dimostrare quale valore ha l'atto di clemenza, con cui il "duce" si è degnato beneficarmi, sebbene io non avessi mai manifestato il minimo proposito di rendermene degno. Con la debita osservanza Gaetano Salvemini 28 dicembre 1932 Signor Professore, È dal 1 ° novembre 1928 che la società "La Voce" verso cui Ella vanta dei crediti, è in liquidazione. Ho quindi passata la sua lettera al liquidatore, avvocato Tommaso Gasparri, piazza Campitelli 3, Roma. Questi metterà a sua disposizione quella manata di denaro, che sembra essere la sua unica preoccupazione, nell'atto che le si restituiscono i diritti di cittadinanza. Ricordandosi dei suoi crediti materiali, piuttosto che dei suoi debiti morali verso il suo Paese, Ella dimostra, ancora una volta, la volgarità del suo ammo. Giuseppe Bottai Signor ex presidente della Società "La Voce" e gerarca fascista, Alla mia lettera del 23 novembre 1932, arrivata a Roma non certo dopo il 10 dicembre, Ella risponde in data 28 dicembre. Ci ha messo non meno di due settimane a consultarsi colle cos1 dette alte gerarchie del regime, prima di formulare la sua risposta. Domandando colla mia lettera del 23 novembre il pagamento dei miei diritti d'autore, io intendevo accertare se la restituzione - da me non domandata - dei diritti di cittadinanza, e la revoca - da me non domandata - della confisca dei miei beni, siano o no una mistificazione analoga a quella dell'amnistia per i prigionieri politici. La mia iniziativa ha prodotto un primo non indifferente resultato. Mi ha permesso di accertare che la Società editrice presieduta da un alto luminare fascista del suo calibro, invece di versare i miei diritti d'autore all'erario, a cui appartenevano come beni confiscati, trovò comodo confiscarli a proprio vantaggio. Dove credevo di trovare un caso di obbedienza fascista ad una legge fascista, per opera di un alto gerarca fascista, ho trovato un caso caratteristico di appropriazione indebita fascista: uno degli infiniti casi a cui i gerarchi fascisti hanno abituato in questi dieci anni il popolo italiano. Se a questo primo resultato · se ne aggiungerà un altro, cioè se dopo le debite consultazioni, le alte gerarchie del regime sono giunte alla conclusione che i diritti d'autore debbono essermi pagati, affinché io abbia un nuovo documento per illustrare la clemenza del duce, io non proverò nessuna esitazione nell'accettare quella "manata di denaro," come elegantemente la definisce. Quella "manata di denaro" è frutto incon656 Bibloteca Gino Bianco
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