Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Memorie di un fuoruscito mezzo al piu vivo della polemica fascista e antifascista, rifiutò anche lui di abdicare alla dignità intellettuale; lo stesso si poteva pensare anche di un professore di criminologia. Ma rifiutarono di giurare anche un insegnante di storia dell'arte, di chimica, di chirurgia, di fisica matematica. Questi insegnanti avevano rifiutato il giuramento non per via delle loro materie, che non avevano nulla da vedere col fascismo e l'antifascismo, ma per rispetto della loro dignità personale. Furono destituiti il 30 dicembre 1931. Nessun professore di storia moderna si senti offeso. Nessun professore di italiano - cioè di pensiero italiano, e non di varianti a manoscritti e altre minuzie italiane. Nessuno di coloro che un tempo si erano pavoneggiati come socialisti, se non addirittura, come rivoluzionari, sacrificò lo stipendio alle convinzioni sbandierate nei tempi di bonaccia. Piu d'uno fra i conformisti possedeva beni di fortuna e altre fonti personali di reddito; siccome la destituzione lasciava la pensione al destituito, la perdita della differenza fra stipendio e pensione non era tale da significare la miseria; un economista soè'ialistoide spiegò che un solo anno lo divideva dalla pensione, motivo per cui prestando il giuramento non si sporcificava che per un anno solo. Con molti di quegli uomini non è lecito incrudelire. Molti erano specialisti, il cui pensiero era rimasto sempre chiuso nel bozzolo delle loro specialità, e che non capivano perché dovessero abbandonare i loro laboratori, ed esporre alla miseria sé e la loro famiglia per ragioni politiche, delle quali non capivano niente. Altri capivano bene la vergogna di quel giuramento, e ne erano angosciati; ma non avevano né mezzi personali di fortuna, né modo di guadagnarsi la vita in una professione libera; erano lontani dall'età della pensione, e avevano a proprio carico famiglie numerose. Molti, che vivevano estranei alla politica nei cancelli delle loro specialità, firmarono il giuramento senza dargli la minima importanza, come una delle infinite carte che rendono infelice la vita a un professore. Ma per chi comprendeva il valore morale di quel giuramento, esso rappresentava un'umiliazione gravissima, senza precedenti nella vita intellettuale del Paese. I professori non erano stati chiamati, nell'Italia uscita da! Risorgimento, a prestar giuramento a nessuna fede né religiosa né politica. Si possono condannare a cuor leggero questi uomini, che non furono eroi, ma sarebbero rimasti degni del rispetto di se stessi sotto un regime libero? Sotto un regime libero nessuno è obbligato ad azioni che ripugnano alla sua coscienza: chi è opportunista è tale, perché cosf fu fatto da madre natura. Sotto un regime dispotico, anche chi non commetterebbe viltà per temperamento innato, deve commetterle per compulsione esterna, contro la propria coscienza. Solo chi ha provato le angosce di certe scelte imposte dalla necessità può comprendere il dovere di essere indulgente verso certe abdicazioni. Oggi, dopo che abbiamo visto la obbedienza dei professori universitari tedeschi verso la dittatura nazista, e dopo la magra figura fatta anche da 653 Bibloteca Gino Bianco

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