Memorie di un fuoruscito tro guardie rimanevano giorno e notte nella sua stanza all'infermeria. Tre altre persone della famiglia erano state arrestate come lei, e trattenute per due giorni. Se non si fosse sottomessa, le diceva l'avvocato che la consigliava - maledetti certi avvocati! - le carriere degli altri suoi figli sarebbero state spezzate. La povera donna non domandava pietà per sé. Non le importava quel che la gente avrebbe detto di lei. Doveva salvare i suoi figli dalla rovina. L'avvocato - maledetti certi avvocati! - suggerf la soluzione del problema: lei scrivesse una lettera di sottomissione personale a Mussolini, e quella lettera avrebbe messo fine a quella vertenza incresciosa, rimanendo un segreto fra il generosissimo duce e lei. Quando ebbe luogo il processo innanzi al Tribunale speciale, Vinciguerra e Rendi accettarono le proprie responsabilità. La signora De Bosis, con sua sorpresa e costernazione, senti legger la sua lettera a Mussolini. Alla fine fu letta una lettera dell'ambasciatore italiano a Washington, in cui Lauro, nell' ottobre precedente, protestava fedeltà al regime, credendo ingenuamente di assicurarsi cosf libertà d'azione in Italia. Il Tribunale assolvé la signora De Bosis, e condannò a quindici anni di reclusione Vinciguerra e Rendi. Non pronunziò nessuna condanna contro De Bosis, assente (22 dicembre 1930). Le corrispondenze di quei giornali francesi, inglesi e americani, che erano disciplinati dalla "propaganda 11 mussoliniana, coprirono di fango l'asseate. Quante infamie furono accumulate sul suo nome! Seguirono per Lauro mesi di muto tragico dolore. Come respingere il rimprovero di godersi la libertà mentre i suoi amici erano sepolti vivi? Come far comprendere e giustificare lo smarrimento della sua povera mamma? Sfuggf alla disperazione perché un'idea si impadronf del suo spirito in cui da un pezzo galleggiava: egli doveva testimoniare la propria rettitudine morale, affrontando il pericolo mortale di volare nel cielo di Roma in un aeroplano, da cui cadessero manifesti per esortare il re e il popolo d'Italia 2.d ascoltare la voce dell'onore e del dovere, un dovere, la piu perfetta espressione del suo carattere. Partito dall'aeroporto di Marignan presso Marsiglia alle 3,15 pm del 3 ottobre 1931, arrivò sul cielo di Roma, la sera alle otto. Discese da un'altezza di duemila metri a poco piu di trecento metri, disseminò 400.000 manifestini proprio nel centro di Roma: spettacolo di abilità e di coraggio che riempf di ru:nmirazione e trepidazione chi ne fu testimone. Dopo circa mezz'ora sparf nella notte. Verso la fine del viaggio, per mancanza di benzina, l'aeroplano cadde in mare; questa è la sola ipotesi plausibile della sua fine. I giornali del 4 ottobre ricevettero l'ordine di non dedicare che due righe all'avvenimento e di non fare neanche il nome del protagonista: dissero solamente che da Roma l'aeroplano si era diretto verso la Jugoslavia: in quel momento le relazioni del duce con la Jugoslavi:i erano torbide, e un po' di calunnia "patriottica 11 veniva a proposito. r precedenti e i particolari di questa tragedia si possono trovare in Lauro De Bosis, Storia della mia morte, De Silva, Torino 1948. 651 BiblotecaGino Bianco
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