Memorie di un fuoruscito dramma, cit., p. 32). Come nel 1926 ero stato associato a Bazzi, cosf nel 1931 fui associato a Del Re; Mussolini intendeva che fossi sempre contubernale di spie. I guai continuarono. Io avevo lasciato cadere silenziosamente nel nulla i miei rapporti con Donati come quelli con Berneri. Ero corrucciato con lui e con Berneri per lo scandalo che avevano dato con le loro polemiche. Nell' agosto Donati mi fece dire che, in fin di vita, desiderava vedermi. Mi precipitai a casa sua. Lo trovai che era già morto. Anche oggi non posso pensare a quell'uomo, disteso sul letto di morte, che mi era stato carissimo, senza che mi si formi in gola un nodo di pianto. Quanti uomini di prim'ordine consumati in una lotta senza profitto per nessuno, 1n un Paese che non ha abbondanza di valori umani! Nell'ottobre, un altro disastro: quello di Lauro De Bosis. Negli ultimi tempi la nostra amicizia era diventata assai stretta. Fra gli emigrati nessuno fuori di lui sperava la caduta del regime fascista dai dissidi fra il duce da un lato e il re e il papa dall'altro. Viveva isolato da tutti. Neanche io coltivavo speranze come le sue. Discutevamo a perdita di fiato, e ciascuno rimaneva della sua opinione. Ma io sentivo in lui un cuore sincero e puro. Eppoi ero persuaso che chiunque intendesse combattere la dittatura mussoliniana - monarchico, cattolico, repubblicano, socialista, comunista, anarchico - doveva essere accolto come cooperatore. Ciascuno combattesse sotto la propria bandiera e coi metodi propri. Caduto il nemico comune, ognuno avrebbe preso la sua strada nel nuovo clima di libertà per tutti. Nessuno piu di Lauro aveva ragione di amare la vita. Si era fidanzato con una donna ammirevole. Ma nell'ottobre 1930, due suoi amici, Mario Vinciguerra e Renzo Rendi, e sua madre furono arrestati a Roma, mentre lui viaggiava verso gli Stati Uniti per dare le consegne della società ItaliaAmerica e tornare in Italia. Gli arresti erano stati causati dai fogli clandestini di una Alleanza Nazionale che De Bosis sperava persuadesse il re e il papa a buttare a mare Mussolini (come lo buttarono a mare nel 1943 ma dopo i disastri della Seconda guerra mondiale). La madre di De Bosis era stata arrestata, perché in casa sotto un materasso era stato trovato l'apparecchio che aveva ciclostilato quei fogli. Lauro tornò subito in Europa col proposito di presentarsi a Roma e farsi processare come unico responsabile. Tutti gli amici - e io fui uno del numero - gli dissero concordi che non doveva fare quella follia. Facendosi arrestare e processare e condannare non avrebbe salvato né sua madre, né i suoi amici, e avrebbe messo fuori combattimento se stesso. Egli doveva dimostrare la sua solidarietà con la madre e con gli amici continuando la loro battaglia e non lasciandosi murare con loro nella stessa galera. La signora De Bosis non si era mai interessata di politica. In assenza di Lauro aveva ciclostilato una circolare per affetto materno piu che per metodica adesione alle sue idee. Aveva sessantasei anni ed era malata. Quat650 BiblotecaGino Bianco
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