Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Memorie di un fuoruscito ha dedicato un nobile ricordo: Retroscena di un dramma (Ceschina, Milano 1955). Noi a Parigi, temevamo per Ernesto e Bauer condanna a morte in un processo cucinato coi metodi ormai ben conosciuti del Tribunale speciale. Unica difesa efficace era attirare fuori d'Italia l'attenzione su quanto stava per avvenire in Italia. Il Manchester Guardian, con la sua consueta generosità, ci dette il suo appoggio, e nel numero del 1 ° gennaio 1931, pubblicò un appello firmato da trenta intellettuali inglesi assai autorevoli. Gli accusati saranno giudicati dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato. Questo Tribunale è presieduto da un generale dell'esercito o dell'aviazione, o da un ammiraglio o da un generale della milizia (l'attuale presidente è generale della milizia), ed è costituito da ufficiali della milizia aventi il grado di colonnelli, i quali sono tutti iscritti necessariamente al Partito fascista. Il presidente ha il potere non solo di ordinare che il processo si svolga a porte chiuse, ma anche di obbligare gli imputati a scegliere i propri difensori fra gli ufficiali ddl'esercito e della milizia: può avvenire che l'imputato e il suo avvocato non siano informati delle prove del delitto che il giorno stesso del processo; contro la sentenza del Tribunale speciale non c'è appello. Noi sottoscritti ci permettiamo quindi di chiedere al Governo italiano che gli imputati abbiano diritto al processo pubblico, possano scegliere il loro avvocato e siano informati in tempo utile delle prove esistenti contro di loro. All'appello degli inglesi aderirono molti francesi, svizzeri, tedeschi, spagnoli, statunitensi. Mussolini non sopportava di essere criticato all'estero, e noi 1o assalimmo proprio su quel punto debole. Inoltre riuscimmo ad ottenere che parecchi giornalisti indipendenti, non italiani, intervenissero al processo ed informassero il pubblico, fuori d'Italia, sul contenuto delle accuse e sulle difese degli imputati. I nostri si portarono, durante il processo, tutti magnificamente, dai piu in vista ai piu modesti. Una giornalista francese, tornata a Parigi, ne parlava con ammirazione profonda. Fu per me grande gioia, nel 1947, quando potei abbracciare Rossi, dopo quindici anni, sentire da lui che il rumore sollevato da noi sul caso loro aveva salvato a lui e a Bauer la vita; al Tribunale speciale avevano avuto l'idea di attribuire a loro la bomba del piazzale Giulio Cesare 1928, e un primo perito si era prestato gentilmente a scoprire elementi comuni fra i frammenti di quella bomba e quelli delle bombe incendiarie che i nostri avrebbero voluto far scoppiare nella notte del 28 ottobre presso gli uffici finanziari in parecchie città d'Italia, celebrando cosf la Marcia su Roma. Ma era evidente la mancanza di qualunque elemento comune fra i due tipi di esplosivi. La presenza dei giornalisti stranieri rese impossibile la confusione. Ernesto e Bauer se la cavarono con venti anni di galera, e le condanne si scalarono fino a sette anni che toccarono a Traquandi. I venti e i sette anni furono ridotti per successive amnistie; ma alla prigione successe per tutti il confino, rinnovantesi a perpetuità. Il generoso lettore si divertirà a sapere che due criminali di Giustizia e Libertà non furono né processati né condannati, perché latitanti: Carlo Del Re e Gaetano Salvemini (vedere per credere B. CEvA, Retroscena di un 649 Bibloteca Gino Bianco

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