Memorie di un fuoruscito cli ambasciatore del Governo italiano presso la Santa Sede, se fosse vero che costui è colpevole idi assassinio? Credete che avrebbe trattato col fascismo, se i fascisti fossero stati tutti i banditi che voi ci avete descritti? Nonostante l'aiuto portato alla causa fascista da Pio XI, il processo fu un trionfo morale per la semplicità, la modestia, la calma che De Rosa dimostrò. Fu condannato, come lui intendeva essere condannato, per tentato assassinio, ma gli furono concesse le circostanze attenuanti: questo era quanto De Rosa voleva ed ottenne. Dopo la sentenza scrisse a Carlo Rosselli: "Avevo intenzione di gridare 'Viva Matteotti: Giustizia e Libertà per il mio paese'; ma non avrebbe fatto presa. In Belgio bisogna avere lo stile belga." (Si possono trovare maggiori particolari su quest'episodio dell' antifascismo fuoruscito in un articolo di Aldo Garosci nel Mondo del 31 gennaio 1956.)22 Al trionfo del processo De Rosa a Bruxelles successe il trionfo del processo Bassanesi a Lugano. Bassanesi, essendo partito con l'aeroplano dalla Svizzera, ed essendovi ritornato a volo compiuto, non poteva non essere processato in Svizzera. E fu processato a Lugano per complicità insieme con Rosselli e Tarchiani. Questi avrebbero potuto astenersi dal presentarsi, ma andarono da Parigi a Lugano per affermare la loro piena partecipazione alla responsabilità di Bassanesi. Il dibattimento si trasformò in una accusa metodica contro il regime fascista dal 17 al 19 novembre 1930. Egidio Re.aie, sul Mondo del 6 marzo 1956, ha descritto l'ambiente di entusiasmo da cui furono circondati gli accusati. Bassanesi fu condannato a non piu che quattro mesi di detenzione, riconoscendosi la nobiltà dei motivi che l'avevano indotto a violare la legge svizzera. Gli altri accusati, assolti.23 13. Un'annata maledetta Dopo il processo di Lugano cominciò un'annata di disastri, alla quale non so pensare senza orrore. Giustizia e Libertà contava in Italia un gruppo di amici pronti a qualunque sacrificio, i quali durante gli anni precedenti avevano lavorato clandestinamente contro la dittatura. Ne erano a capo Ernesto Rossi e Riccardo Bauer. Rossi faceva la spola fra la Lombardia e Parigi; era ritornato a Parigi, nel 1928, e ne aveva portato in Italia mucchi di opuscoli, della cui stampa aveva cura Tarchiani. Ricomparve nel 1929 a Parigi e prese gli accordi per il lavoro in Italia. Nell'estate del 1930 ricomparve a Parigi "Burattino," come noi lo chiamavamo, mentre io ero conosciuto come "Lo zio." Quando stava per tornare in Italia, giunse la notizia che la polizia era andata a cercarlo presso sua madre a Firenze e nella sua abitazione a Bergamo. Dunque il segreto 22 Lo scritto è riprodotto in No al fascismo, cit. 23 Ibidem. Bibloteca Gino Bianco 647
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