Memorie di un fuoruscito Roma, quando Lauro De Bosis poté senza ostacolo ripetere l'impresa di Bassanesi e tornarsene indietro (morf in mare, durante il ritorno, per mancanza di benzina). E si vide poi definitivamente nella Seconda guerra mondiale. Subito dopo, mi capitò una nuova grande soddisfazione; ridlacciai la mia vecchia amicizia con Angelo Tasca. Lo avevo conosciuto di persona a Torino nel 1914, e avevo sentito in lui un uomo assai intelligente e generoso. Poi lo avevo perduto di vista; ché durante la Prima guerra 111ondiale lui era stato neutralista, ed io ero stato interventista. Poi lui era passato nel movimento comunista, come tanti altri giovani a sangue caldo, disgustati dai socialisti a sangue freddo. Era stato magna pars dell'Ordine nuovo, con Gramsci e Terracini. Sopravvenuta la catastrofe fascista, era emigrato in Russia, e qui aveva coperto l'ufficio di segretario per l'Italia nella Internazionale comunista. Ma a poco a poco si era disgustato dei metodi con cui i padreterni di Mosca pretendevano dirigere un movimento mondiale, aveva abbandonato l'ufficio, e si era rifugiato a Parigi: due volte fuoruscite, prima dall'Italia, poi dalla Russia. Viveva clandestino, non ricordo piu in quale parte di Parigi. Mi mandò a prendere da una guida, che non avevo mai incontrato, e di cui non sapevo il nome, né dove mi conducesse. Mi domandavo spesso, via facendo, se per avventura non sarei andato a finire in un'imboscata fascista. Ma dall'altro capo del filo c'era Tasca, e potevo essere sicuro che questi aveva scelto bene il suo uomo. Tutto andò che meglio non poteva. Ripresi cosf un'amicizia, che mi è sempre rimasta preziosa. Il volo Bassanesi produsse attriti penosi fra Giustizia e Libertà e la Concentrazione. I capi della Concentrazione intendevano essere informati in precedenza di quanto Giustizia e Libertà, delegata dalla Concentrazione in Italia, preparava in Italia: nell'affare Bassanesi la Concentrazione era stata tenuta del tutto all'oscuro; un altro paio di affari analoghi, e la Concentrazione sarebbe diventata un carro abbandonato su un binario morto. I nostri non intendevano chiedere alcun consenso sulle loro iniziative e rifiutavano qualsiasi informazione preventiva. Avevano mille ragioni, perché ogni parola detta a Parigi nei conciliaboli della Concentrazione era immediatamente risaputa in Italia. E nel 1946 nelle liste dei salariati dell' Ovra scappò pure il nome del repubblicano Mario Pistocchi, segretario della Lega dei diritti dell'uomo, parte della Concentrazione. Un poliziotto francese, a nome Rakowski, che doveva sorvegliare per conto della polizia francese il centro della Concentrazione in rue de la Tour d' Auvergne, si era acquistato la fiducia dei sorvegliati, convincendoli che la sorveglianza era fatta per burla, ma comunicava alle spie italiane tutte le novità che cosf riusciva a scoprire. Quando i suoi superiori francesi capirono il gioco, lo destituirono; ma intanto la Concentrazione era stata in buone mani. Ai guai che Giustizia e Libertà incontrava verso la Concentrazione, si aggiungevano quelli che doveva affrontare verso la Giovine Italia. Pacchinetti rivendicava una parte dei fondi che Giustizia e Libertà raccoglieva, ed 645 Bibloteca Gino Bianco
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